Eriko Horiki, la carta washi diventa arte


A Tanizaki le opere di Eriko Horiki, vere architetture di carta washi e luce, sarebbero piaciute parecchio.

"Stiamo forse riscoprendo la carta, la sua delicatezza, il suo calore (...) Se la carta occidentale sembra respingere la luce , quella giapponese, la beve lentamente, e la sua morbida superficie è simile al manto della prima neve. E' una carta cedevole al tatto , e che si lascia piegare senza rumore.
 E' placida, delicata, leggermente umida. Somiglia alle foglie degli alberi" .

da Libro D'ombra


Ancora una volta l'artigianato tradizionale giapponese reinventa se stesso e rivela la sua stupefacente  modernità

Dagnino, oscar scortesia


Conosco Dagnino da una vita. La posizione strategica,  vicino la Feltrinelli e la stazione Termini, ne fa un punto di passaggio per romani e turisti. Arredamento anni 70 immutato che dona fascino al locale (che culo che vada di moda il vintage).
Ogni tanto ci capito per un gelato o un cannolo, soprattutto nei fine settimana.
 E ogni volta me dico, ma perchè so' venuta?
 Dagnino, che si titola di pasticceria siciliana in Roma, si distingue per:


  •  l'arroganza e la scortesia dei proprietari (vecchia e  nuova generazione uguale, perennemente neri, sempre maleducati )
  •  l'arroganza, la scortesia e la svogliatezza dei dipendenti ( chi non si adegua va via) e infatti il turn over         è esagerato da Dagnino, chissa perchè.
  •  la malafede (deve fare prima lo scontrino, come nel peggiore bar della stazione Termini)
  •  i prezzi della gastronomia cari come al ristorante, un arancino più di 3 euro, un primo 9 euro!
  • i prezzi della pasticceria esagerati, una pasta 2 euro, un cannolo 2,60, per non parlare del resto
  •  i prezzi dei gelati 2.20 il cono piccolo,  e ci puoi mettere solo due gusti, dico due, che a Roma è semplicemente un affronto. E l'ultima volta il pistacchio e il cioccolato erano pure anonimi.


 Di ottime gelaterie e pasticcerie siciliane  Roma ormai è piena.  Dagnino addio.