°°° L'inverno di Yuko °°°



Dall'altra parte il cliente parlava, ma Yuko non ascoltava, non ascoltava più ormai. Sotto il neon, gli occhi neri di corvo apparivano stanchi e chiusi da palpebre gonfie. Sembrava avessero assorbito tutto il nero del monitor.

Le mani saltellavano sulla tastiera, sicure, agili, veloci, andavano da sole. Ogni tasto sfiorato un carattere, un tasto un carattere, così all'infinito o finché ce ne fosse stato bisogno.
Yuko si sentiva sicura nel suo lavoro, ed era brava. Lavorava da un po' nella ditta del signor Takeuchi, al quale era stata presentata dalla signora Yamamoto. E il signor Takeuchi, uomo d'affari scaltro e diretto, non si era pentito della sua scelta.

Lei amava quel posto: la scrivania, le cose che ogni giorno disponeva con cura prima di accendere il computer, prima di connettersi in rete con la cuffia sistemata in testa.
A casa tutti avevano cercato di dissuaderla dall'accettare quel lavoro, ma le loro parole l'avevano attraversata leggere come polline in aria. In fondo era diventato il suo rifugio.
Sapeva di essere fragile come una foglia secca e che bastava un soffio a sbriciolarla, una scintilla a bruciarla.
Perciò era grata al signor Takeuchi. Le aveva trovato un posto comodo e una finestra da dove poter guardare il cielo.

E poi la ditta era a soli venti minuti dal condominio dove abitava con il papà e la sorella, alla periferia di Sendai. Un brutto palazzo grigio topo, di quelli venuti su negli anni della bolla, dal ridicolo nome di Beverly Mansion costruito in una strada senza alberi, nell'unica città giapponese che invece di alberi ne aveva.
Ma Yuko non ci faceva caso, impegnata com'era a difendersi da tutto, anche dal bello. Lei che camminava svelta tra casa e ufficio non si soffermava mai sulle cose o sulle persone che le si muovevano intorno. Il suo sguardo si posava sempre e solo sullo stesso paesaggio: la scrivania, il monitor nero pulsante e il ritaglio di cielo. La sua giornata era un rosario di formule di cortesia che al sig. Takeuchi piacevano tanto. Si riempiva la testa e le orecchie della sua voce e del ticchettio dei tasti. Un mantra che conosceva a memoria.

A Yuko andava bene così. La sua scatola le permetteva di muoversi con sufficiente disinvoltura. Ogni tanto guardava fuori. Ogni tanto per respirare faceva dei buchi alla sua scatola , stando ben attenta a non romperla.
Si inventava quindi colori e suoni nuovi, che cambiava e mischiava a suo piacimento per tutto il tempo che voleva e poteva.
Colori che a forza di stendere e spalmare avevano ricoperto tutto, ogni pensiero o sussulto del cuore, che giaceva secco e screpolato da tanto colore.

Neve*

La bellezza è destinata a scomparire


Di seguito il link al discorso di  Haruki Murakami sul terremoto e il nucleare tenuto  lo scorso giugno in occasione della manifestazione International Catalunya Prize.
Tradotto dal giapponese da Emanuel Pastreich  http://www.japanfocus.org/-Murakami-Haruki/3571 Buona lettura

Qui, un estratto del discorso, da me tradotto.

"...C'è un'espressione in giapponese, mujo. Mujo significa che non c'è nulla che rimanga uguale a se stesso nella vita. Tutte le cose di questo mondo sono destinate a finire; tutto cambia continuamente. Non c'è nulla di permanente e stabile. Non troveremo mai nulla di cui fidarci che prima o poi non cambierà o morrà. Nonostante il termine mujo abbia origini buddiste, il concetto di mujo ha superato il significato stesso che ne ha dato la religione. Questo concetto è penetrato profondamente nello spirito giapponese, andando a sedimentarsi e a costituire l'essenza stessa del carattere  nazionale.

La prospettiva del mujo che tutto deve finire e passare può far pensare che i giapponesi abbiano una visione del mondo rassegnata. Da questa prospettiva qualunque sforzo umano contro le forze della natura possono sembrare vane. Ma anche in mezzo a questa rassegnazione i giapponesi sono capaci di trovare la bellezza.  Nel caso della natura, ad esempio, noi godiamo della vista dei ciliegi in fiore a primavera, delle lucciole in estate, delle foglie rosse in autunno. Lo facciamo in gruppo ed è per noi un'abitudine godere entusiasticamente di questi passaggi stagionali....

Perchè lo facciamo? Perchè i ciliegi, le foglie e le lucciole perdono la loro squisita bellezza in un momento. E noi giapponesi intraprendiamo lunghi viaggi per ammirare questi fenomeni al loro massimo splendore. Non è una questione di vedere cose belle, ma di riconoscere il momento esatto in cui sono al loro massimo per poi scomparire. Questa consapevolezza ci consola in un certo senso. Stranamente ci fa star meglio sapere che la bellezza è destinata a scomparire....."


Foto di Neve*

Oggi sonata

Ti ho incontrato domani  e ti perderó ieri
ero nelle tue mani ma, nelle mie tu non c'eri ...
Foto di Neve*
"da Lezioni di Boxe" di Franco Cava

* ___ Alma___ *

I film di animazione non sono cose da bambini, soprattutto se li fanno gli spagnoli e li ambientano in un negozio liberty.
Brividi estivi.




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Davanti allo spot del tonno Consorcio....il tonno di qualità, papà se ne esce così :
" e te credo che costa de più 'sto tonno...c'è pure scritto TONNO cor sorcio,  glie lo volemo pagà o no,  è ConSorcio! "  :()