Fine poco onorevole di una molto onorevole compagna

La mia vecchia ma molto onorevole macchinetta fotografica è morta affogata nella toilette del baretto di via Appia di ritorno da una allegra pedalata. Quando ho sentito il plof non ci volevo credere. Mi sono girata incredula a fissare il bianco nitore del water e la sua acqua cristallina e ho scoperto che le Olympus non rimbalzano ne' galleggiano.
Per un attimo ho pensato fosse meglio tirare l'acqua, poi mossa a pietà ho ripescato la poveretta con la mano, perchè non c'era niente di meglio in giro.
L-o s-o.
Troppo tardi la poverina era morta annegata. A casa ho provato a rianimarla anche con il phon. Niente.
Era meglio per tutte e due tirare l'acqua.

Adius (alla maniera di Piero Ciampi)

La spesa multietnica di Piazza Vittorio




Fino a qualche anno c'era solo Castroni. Le delicatessen a Roma si compravano solo li. Oggi non più. Il panorama in questa città che non cambia mai è cambiato e l'arrivo degli stranieri negli anni ha fatto si che oggi gli alimenti etnici si possano comprare in tante parti ma soprattutto in una zona ben nota di Roma:
piazza Vittorio e vie limitrofe. 

Anche se fino a qualche anno fa il quartiere dell'Esquilino era conosciuto come la Chinatown romana, le vie intorno alla stazione Termini, quelle strade a perpendicolo costruite subito dopo l'unità d'italia sono ormai abitate da varie comunità. Via Palestro, Via Vittorio Emanuele terzo, via Carlo Alberto, via Emanuele Filiberto sono il cuore della comunità cinese ma anche araba, bengalese, indiana, pakistana di Roma.
Bar, ristoranti, agenzie di viaggio, negozi di abbigliamento e appunto negozi di alimentari.
Uno dei mei preferiti si chiama XIN SHI e sta a Via Carlo Alberto 10, la strada che unisce Santa Maria Maggiore alla porticata Piazza Vittorio.
Xin Shi è un supermercato cinese, gestito da cinesi (qualcuno non parla italiano) che importa direttamente dalla Cina alimenti e articoli sparsi. Ci si può trovare di tutto dai germogli di soia al te verde, dal riso ai dolci tipici, dai funghi essiccati ai cestelli di bambù. Ma non solo.
Da qualche tempo da Xin shi si possono trovare anche ingredienti giapponesi: pasta di miso, zenzero marinato, salsa soia,sake, dolci mochi, alghe per il sushi...insomma fiutato l'affare i cinesi stanno allargando il loro ventaglio di offerte anche agli italiani che amano la cucina orientale. Infatti il supermercato è frequentato da una clientela mista, cinese e sempre più italiana che entra prima per curiosità e superata la diffidenza acquista poi ad un prezzo inferiore articoli di difficile reperibilità.
La mia ultima spesa:
1  Pepe nero in grani del Kerala (preso al  negozio indiano, Le Spezie del Guru) profumatissimo
2  Peperoncino (Le Spezie del Guru) piccantissimo
3  Chutney di mango piccante (idem) una vera schifezza, ma che volete si sperimenta
4  Biscotti al te verde (Xin Shi) passabili, più che di te sapevano di burro
5  Dolci giapponesi di riso ripieni di sesamo (Xin Shi) ottimi
6-7  Verdure indiane (Le Spezie del Guru) buone
8-9  Noodle cinesi e coreani (Xin Shi) in credenza per i momenti di crisi.

Un pasto equilibrato

Oriente e occidente sulla mia tavola.
Cena a base di broccoletti siciliani cotti al vapore con i cestelli cinesi acquistati da Xin-Shi in via Carlo Alberto, zona piazza Vittorio e dopo cena di mignon presi da Cristalli di Zucchero, via Valtellina, zona Monteverde. Equilibrio perfetto :)



Ievan Polka

Con un certo ritardo scopro canzoni così...
Sul satellite in un programma russo una coppia cantava questa che poi su YOUTUBE ho scoperto chiamarsi Ievan Pollka.
Si tratta di una canzone tradizionale finlandese in dialetto della Karelia (la regione confinante con la Russia) scritta negli anni 30 e portata al successo dai Loituma nel 1995 e strano a sentirsi conosciuta nel mondo grazie all'anime giapponese BLEACH, nella versione Ievan Polka, ed in innumerevoli altre. Uno scioglilingua che incanta e non ti lascia più. Nella versione dei Loituma dal 1 minuto fino al 1.55 il testo non è in finlandese bensì in gibberish,un gramelot , parole e suoni senza senso ma che sembra ne abbiano uno.
Imparare il testo può essere un modo alternativo di passare una serata. Provare per credere. Tupput Tapput!

Versione a cappella con il testo finlandese .


Versione con musica. Qui la Russia è veramente vicina.


Versione del cartone animato giapponese con il testo in lingua inventata.

Pizza, sole e mandolino.

Ieri sera di ritorno da un bel film al cinema sono inciampata nel Festival di Sanremo.
Signori va in scena l'Italia nel mondo. Pizza sole e mandolino.
La Pizza è la Clerici, sole e o mandolino i ragazzini di nero vestiti che scimmiottano i grandi e ci mostrano le tonsille infiammate.

Suggerisco la prossima volta di far rappresentare il paese direttamente ai Sopranos.

Altamente nocivo.


Il mio video di risposta al trio e al Festival di Sanremo

Altamente consigliato

Come nel 1985

Nuova emergenza, neve a bassa quota. Roma con la neve. I bambini sperano in un giorno di vacanza strardinario. Io purtroppo no. Domani non lavoro di mio. Però volevo uscire a farmi una passeggiata in centro.
E invece domani nevica, dicono.
Vediamo se per una volta c'hanno preso.
Atmosfera di magica attesa. Uscirò lo stesso, tanto non nevica.
A Roma la neve l'ho vista una sola volta. Era il 1985. E' evidente dalla foto sotto, che allora non intervenne la protezione civile. Non c'è sale per le strade!


presa su http://www.romameteo.it/tevere/Galleria%20Meteo/1985-01-06S.%20Giovanni.jpg

Sardegna Appunti: Pane Guttiau

Ho già parlato del pane Carasau qui e della sua profonda bontà nonchè versatilità.
Mi sono lamentata anche della difficile reperibilità di questa squisitezza nella capitale. Il pane in questione nun se trova. Punto.

Il pane carasau è faccenda seria e nulla ha a che vedere con quella specie di focaccia a mezzi e a quarti che ogni tanto fa capolino nei negozi di Roma.
Fare il pane carasau richiede tecnica, maestria e tanto tempo. E' un pane di tradizione millenaria. E' pane nuragico.

Si vende a dischi e in confezioni da due chili.
Quello che preferisco è alto quanto un ostia e ben cotto. In Sardegna, dove si usa ancora mangiarlo (soprattutto nel Nuorese) il pane cambia di paese in paese e di forno in forno.

Io per Natale mi sono regalata un pacco con dentro due belle confezioni, quattro chili di carasau del panificio Lai di Dorgali.
Con il pane carasau si possono fare tante cose, mangiarlo asciutto o bagnato, da solo o con il companatico, il limite siete voi e la vostra gola.
Uno dei modi più golosi di mangiarlo e anche uno dei più tradizionali è GUTTIAU. Cioè la bontà del pane olio e sale alla sarda.

Condite il disco di carasau asciutto con sale e olio e poi mettetelo in forno giusto il tempo (poco) che serve a farlo biscottare. Un minuto o due.
Non credo al paradiso, ma ogni volta che mangio del pane GUTTIAU penso che se avesse la forma, l'odore e il sapore del Guttiau mi andrebbe bene.