Kodo, il battito.

Dall'isola di Sado, terra di selvaggia bellezza e di desolazione per essere stata nei secoli terra di confino, arriva la musica trascinante dei tamburi giapponesi.
Ritmo e tanta potenza. Questi sono i taiko suonati dai Kodo, una miscela di sapiente tecnica, fisicità, tradizione e innovazione per una musica sorprendente. Il risultato sono sonorità esplosive e travolgenti, in un crescendo che porta ad esplosioni di gioia pura (o almeno è quello che succede a me).
La prima esibizione di Taiko l'ho vista moltissimi anni fa in una estate romana all'Eur. Una vera scoperta. E io che pensavo che la musica giapponese fosse solo flauto e shamisen. I taiko sono eccitanti. Da allora sono un appuntamento fisso.
Lo scorso anno ho visto gli ONDEKOZA, quest'anno invece i KODO durante il loro One Earth Tour 2009 saranno in Italia a maggio. I concerti si terranno all'Auditorium di Roma, il 23-25 e 26 e il 27 di maggio. Sembra che per le prime tre date si tratti di un concerto insieme all'orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, il 27 invece si tratterà solo di tamburi giapponesi.
Da non perdere. Date un'occhiata al video per una assaggio della bellezza e della forza che trasmette questa musica.


Wakare, la fine di un amore

Una versione da brividi di un ANNO D'AMORE di Mina, la versione giapponese.
Testo e traduzione improvvisate da me 

WAKARE
 
Dete mo owari na no
Quando uscirai so che sarà finita
anata to no ai no kurashi
ashita kara wa wine glass mo
e da domani getterò via
kono aizara nanimo kamo
tutto quello che sa di te, il bicchiere e anche
anata no nioi no suru mono wa minna sutemasho
questo portacenere
wasureru tame ni
Getterò via tutto per dimenticare te e il dolore di questo amore
sutemasho ai no kurashi wo
ma le mie lacrime non si fermano
namida wa nagasanaide
al pensiero di noi due
omoide to wakareru no
al fatto che è finita
akiramete wakareru no

kyo de mo oshimai nano
anche se oggi sei qui So che è finita
anata to no o hanashi mo
da domani per dimenticarti
ashita kara wa wine glass mo
per non soffrire più getterò
kono aizara nanimo kamo
qualunque cosa abbia il tuo odore
anata no nioi no suru mono wa minna sutemasho
tutto per dimenticare te
wasureru tame ni
e questo amore
sutemasho ai no kurashi wo
ma ora non riesco a smettere di piangere
namida wa nagasanaide
al ricordo del nostro amore
omoide to wo wakareru no
e al pensiero che è finita
namida wa nagasanaide
omoide to wo wakereru no

Come puoi tenere nascosto un amore?

Qualche volta si può.

>
Tutto l'universo obbedisce all'amore. Francuzzo ti a-d-o-r-o.

Inokashira Park


Dove trascorrere qualche ora serena a Tokyo? Sicuramente qui all'Inokashira Park. E' un parco pubblico donato dall'imperatore Taisho alla città nel lontano 1918 e che si trova nel quartiere di Kichijoji a Musashino ad ovest della capitale, una ventina di minuti da Shinjuku.Ci sono stata una domenica mattina, e trovo sia un buon posto per osservare i tokyoiti nei loro momenti di relax. Nel parco trovate:

  • Moltissimi alberi che in una città come Tokyo non sono proprio una cosa scontata.
  • Sentieri amenissimi, un tempio dedicato alla dea dell'amore e panchine dove sedere e godersi il panorama.
  • Un lago pittoresco solcato da barche-cigno very kitch che le coppiette di innamorati giapponesi invece adorano.
  • Un'atmosfera rilassata e un 'alternativa meno affollata per fare Hanami dello Shinjuku Gyoen o dell'Ueno Park.
  • Un interessante mercatino nei fine settimana dove comprare souvenirs fatti da amanti del "hando meido".
  • Artisti di strada, musici e cantanti che si esibiscono nel parco sempre il sabato e la domenica.
  • Un mucchio di ristorantini che offrono snack succulenti soprattutto sulla strada che dalla stazione della metro di Kichioji porta all'ingresso del parco.
  • Un quartiere, quello di Kichioji, alternativo e pieno di atmosfera dove gironzolare per un po'.
  • Un'occasione per scoprire un'altra Tokyo, meno scintillante ma molto, molto piacevole.

Linea Metro Keio Inokashira (stazione Inokashira Koen, 1 minuto a piedi) o JR Chuo Line (stazione di Kichijoji, 5 minuti)



In italiano, Onegai


Secondo le statistiche tratte dal Japan National Tourism Organization, il numero dei turisti italiani recatisi in Giappone durante il 2008, è stato di ben 51989, con un incremento del 6% rispetto al 2007. Quanto a nippofilia in Europa siamo al quinto posto. Ci precedono:

  1. Gran Bretagna con 191.000 arrivi
  2. Germania con 119.000
  3. Francia con 138.000 e
  4. Russia con 61.000
Nonostante la costante crescita degli italiani in vacanza in Giappone la JNTO, l'ente che si occupa di promuovere l'immagine del paese all'estero non ha ancora pensato ad una versione italiana del sito. Ne esiste una per il mercato inglese che si chiama Jnto London Office e che in questi giorni ha lanciato anche Cool Japan, versione più leggera e dalla grafica accattivante del sito madre. Il sito è fatto molto bene ed è possibile richiedere l'invio gratuito di brochure informative direttamente a casa. Questo è il link www.seejapan.co.uk/contact/inquiry/general_inquiries.html e io ne ho subito approfittato.
C'è poi il sito francese che si dovrebbe occupare anche del mercato italiano, il sito tedesco e quello russo. Anche spagnoli e portoghesi trovano informazioni nella loro lingua, noi no.
Pure per il ben noto Yokoso Japan, che vediamo riproposto dappertutto, stessa storia. A quando la versione italiana? Mi propongo di curarla io :)


Orto Monastico di Santa Croce in Gerusalemme


Ecco un altro posto che non ti aspetti. Roma è così, piena di luoghi nascosti che si svelano solo a chi li cerca. Luoghi dal tempo sospeso. Uno di questi è Santa Croce in Gerusalemme splendida basilica un po' fuori mano, sicuramente fuori dai soliti circuiti turistici. Appena dentro le mura Aureliane, di cui con il suo bell'orto segna i confini, si trova a metà strada tra San Giovanni in Laterano e Porta Maggiore. Te la trovi bianca, e con una facciata barocca mentre sfrecci su via di Santa Croce al centro di un bel piazzale pedonale. Alla sua sinistra il museo degli strumenti musicali, alla sua destra l'ingresso della Domus Sessoriona (un bed and breakfast tutto speciale) e il bel cancello che chiude l'Orto Monastico. E' proprio qui che volevo entrare. L'orto è stato recuperato e riportato al suo antico splendore solo qualche anno fa. Si sviluppa in cerchi concentrici intorno ad un pozzo ed occupa la sede dell'antico anfiteatro Castrense, l'unico costruito a Roma insieme al Colosseo. L'anello esterno segue il percorso dell'anfiteatro dove si riconoscono ancora le antiche arcate, dove si aggrappano qua e la piante di cappero. Fuori scorre il traffico di San Giovanni, dentro è quasi un paradiso. In questo momento l'orto è a riposo. Pochi fiori, niente frutti, i bellissimi pergolati che accompagnano il visitatore sono ancora nudi. Ma d'estate si ricoprono di uva pizzutello. Ieri nella mia passeggiata ho visto tra ciuffi di piante odorose come il timo, il basilico e il rosmarino, coltivazioni di carciofi, cavoli, fave, broccoletti, indivia riccia, molte piante di limoni e qualche pompelmo. Il resto dell'orto dorme in attesa della primavera.
L'orto viene coltivato dalla comunità di monaci cistercensi che abita Santa Croce e serve alla loro mensa, il resto della produzione viene venduta nella piccolissima bottega accanto all'orto. Qui trovate oltre la minuscola produzione del monastero anche tutto il resto che viene direttamente da un altro monastero che si trova a Fondi.

L'ingresso all'orto è libero solo il mercoledì. Si può entrare e passeggiare liberamente la mattina o il pomeriggio. Gli altri giorni solo dietro prenotazione e con visita guidata. Il prezzo è lo stesso, 5 euro. Qui il sito della basilica.

Una passeggiata nell'orto

Le Gru in camera da letto

Hokkaido, profondo nord. Nel cielo del parco Nazionale di Akan volteggiano le gru rosso coronate, grandi ed eleganti uccelli acquatici, dal corpo bianco e le lunghe ali nere. Si posano e beccano il cibo che nel villaggio di Tsurui predispongono per loro da molti anni ormai. C'è ancora la neve da queste parti, la primavera è lontana in questo pezzetto di Giappone estremo e la danza delle gru sulla neve è silenziosa e bella.
Le ho portate nella mia stanza le gru e devo dire che se la danza è ugualmente silenziosa sicuramente qui è un po' meno bella.

Nella tradizione giapponese la gru simboleggia la fedeltà di coppia e per questo è usata nei kimono nuziali oltre ad essere augurio pace e di lunga vita.
Per saperne di più sulla Gru Giapponese
e sul suo habitat naturale.
photo by Kuckibaboo taken on Flickr


Un furoshiki (fazzolettone giapponese) che ho trasformato in Noren

Pane e companatico: Panella e Regoli

Santa Maria Maggiore fa da quinta scenografica a Via Merulana. E via Merulana con tutta la zona di piazza Vittorio esercita su di me un attrazione particolare. Tra i moltissimi negozi cinesi che vendono boh??, adoro entrare e curiosare nei negozi alimentari che hanno cibi etnici per comprare a prezzi che in altre zone di Roma ti scordi: germogli di soia freschissimi, farina di riso, mirtilli essiccati, radici di zenzero e boulghour. Mi piace tornare in posti che conosco come Shin Xi a via Carlo Alberto e andare a zonzo in cerca di nuovi. Oggi per esempio ho scoperto un'erboristeria cinese con confezioni bellissime di te verde e tra gli scaffali di un alimentari bengalese un prodotto romeno che mi ha lasciato a bocca aperta: anguria in salamoia. Ho fatto anche foto.


Nel mio giro non ho trascurato il santuario romano del pane : Panella. Era parecchio che non andavo ed entrata, tra le mille prelibatezze, non ho saputo resistere alla pizza bianca ripiena di VIGNAROLA!!!! 'Na cosa che neanche a Roma si trova più. Erbette, misticanza primaverile con guanciale, fave, piselli, carciofi, cicoria tutto ripassato in padella con olio e aglio. Una bontà che non sto a descrivere, che bisogna provare. Una strisciolina di pizza pagata 4 euro e 10 centesimi, più o meno un etto. Non discuto il prezzo bensì i 10 centesimi. Anche a quelli se so' attaccati. Per un posto che si fregia del titolo " L'arte del Pane", un po' più di stile e meno spirito bottegaio non guasterebbe.

Ho girato l'angolo e mi sono fermata davanti alla vetrina della storica e politicamente scorretta pasticceria Regoli,di via dello Statuto. Nel regno del mignon ecco finalmente una pasticceria romana "no mignon", da preservare come monumento cittadino. Dietro un insegna anni settanta dolci tradizionali e generosi: pastarelle, grandi e gonfie che saziano solo a guardarle, mattonelle bavaresi, mimose con sopra le caramelle, zeppole schiantate sotto il peso della crema pasticcera, maritozzi con la panna, bignè di San Giuseppe....Un posto d'altri tempi, come pochi a Roma.


Ancora Istanbul

Tramonto dal Ponte di Galata
Foto di Neve*
Foto e Collage di Neve*
L' Opulenza di Aya Sophia e dei suoi 1500 anni di storia ( cliccare x ingrandire)
  1. Basolato Romano all'interno di Santa Sophia
  2. Aya Sophia panorama (ben visibile la struttura romana)
  3. Mosaico bizantino con tessere d'oro
  4. L' altissimo interno termina in una magnifica cupola ora in ristrutturazione
  5. Mosaico bizantino
  6. Minareto aggiunto in epoca Ottomana
  7. Foto di gruppo
  8. Sezione longitudinale di Aya Sophia
  9. Lampadario di epoca Ottomana

Blu Istanbul

Foto e Collage di Neve*
Impressioni da un fine settimana ad Istanbul fuori stagione. Istanbul è una vera sorpresa.
Città stratificata come il dolce baklava, risplende sotto la città greca, romana, bizantina e ottomana un'anima profondamente e orgogliosamente europea. Istanbul coi suoi quartieri, le colline, i minareti, i ponti, le sponde di due continenti osserva e asseconda la vita dei suoi abitanti. 

Questo è quello che mi è piaciuto di più :

  • la silhouette della Moschea Blu e la sua selva di minareti
  • la struttura e l'imponenza imperiale di Aya Sophia
  • la mistica atmosfera della cisterna romana
  • lo sfolgorio di ceramiche blu del palazzo del Topkapi
  • la bontà dei dolci come il baklava e l'hokla, o dei salati borek, pida, meze e lamahcum
  • il Bosforo con il suo pazzo traffico marittimo
  • la via Istikal Caddesi e la marea umana che l'attraversa
  • la gentilezza e disponibilità dei turchi
  • il labirintico bazaar con magnifici tappeti e ceramiche iznik
  • la varietà umana, l'eleganza delle donne anche quando si coprono con il foulard
  • i gatti ottomani, tanti
  • la musica degli Alatav (*vedi sotto)
  • le superstiti case di legno in stile ottomano
  • le centinaia di canne da pesca sul ponte di Galata la domenica pomeriggio
  • la finestra della mia camera d'albergo che affacciava sulla Moschea Blu
Foto e Collage di Neve*


Dettagli del viaggio:
Biglietto a/r Alitalia 99.00 euro totale per due persone
Soggiorno Hotel Turkoman 59.00 euro la stanza, a notte, colazione inclusa
Corsa taxi dall'aeroporto in città 25 lire turche (circa 13 euro)


Si chiamano Kara Gunes, incontrati domenica pomeriggio a Istikal Caddesi. Hanno uno spazio su myspace.com e anche un sito http://www.karagunes.com/. Belle facce e bella musica. Nascono nel 1997 ad Ankara, e nel 2004 si trasferiscono nella capitale. Il gruppo si esibisce in concerti ma soprattutto in strada. In genere si incontrano nella zona nuova di Istanbul, nell'area di Taksim e in Istikal Caddesi. Musica da strada di primordine. I componenti del gruppo sono molti e si alternano. La musica che suonano è musica fortemente influenzata dai ritmi tradizionali anatolici. Bravissimi. Mi stupisco di come non siano conosciuti come dovrebbero.
Questo è quello che sono riuscita a fare con la mia digitale. Il pezzo si chiama Yildiz. 

Enjoy.