Giappone Sconosciuto: i Nisei

Con la parola NISEI si intendono tutti i figli di genitori giapponesi nati nelle terre di emigrazione: Nord, Sud America e Australia. In questo post faccio riferimento solo ai Nisei nippo-brasiliani. Qui qualche cenno Wikipedia sull'emigrazione giapponese.


Prendo spunto da un reportage del Manifesto di qualche giorno fa di Pio d'Emilia. La crisi ha colpito anche il Giappone. Crolla il mito del paese dove il lavoro non manca mai, o quasi. Lo spettro della crisi si affaccia anche tra il legno dei templi e l'acciaio dei grattacieli.
E i primi a farne le spese sono i Nisei. I giapponesi di seconda generazione. I giapponesi brasiliani o brasiliani giapponesi che tra le fine del 1800 e metà del 1900 partirono per il paese carioca, attirati dalla prospettiva di terra da coltivare e un futuro migliore. Partirono in tanti e si stabilirono nelle coltivazioni di caffè, stupendo i brasiliani per il carattere, la forza e dignità che mostrarono in condizioni certamente non facili. In moltissimi rimasero vivendo una vita in bilico tra due culture , tra conservazione e contaminazione, tradizione e innovazione, lingua madre e portoghese. Il tempo ha fatto il resto.
Seppur in tempi più lunghi i giapponesi del Brasile, le seconde e le terze generazioni, hanno conservato il cognome ma, con gli anni si sono mischiati, amalgamati con le altre comunità. Il colore della pelle, i tratti del viso sono cambiati, e il Giappone dopo 100 anni è ormai un mito, un'idea lontana, un vago ricordo che solo la lingua dei genitori e dei nonni illumina ogni tanto.
Ma il Giappone diventa , negli anni ottanta, gli anni d'oro, quelli della bolla economica, la terra degli avi dove poter tornare. I discendenti dei contadini che un secolo prima andarono per mare, intraprendono il viaggio al contrario. Il viaggio dei padri torna ad essere quello dei figli. Un nuovo viaggio della speranza nella terra che li aveva visti partire.
Il Giappone grazie ad una legge particolare, offre una via preferenziale a chi ha origini nipponiche e accoglie migliaia di "Maria e Eduardo", i cosidetti Nisei, i giappo-brasiliani, uomini e donne con nome giapponese ma un' anima samba. Parlano poco e male la lingua d'origine, non capiscono, non si riconoscono e mal si adattano alle regole della società giapponese. Sono estranei in casa. Fuori giapponesi, dentro altro. Dilaniati dalla voglia di farcela e la disperazione per il gap culturale. Vivono spaccati, nuovamente come cento anni prima i loro genitori.
Ma tengono duro, reagiscono, alcuni esaltano il Brasile che portano dentro, altri lo soffocano. Vanno avanti come possono, e accettano lavori duri, mal pagati e poco specializzati. Ai nisei spettano i lavori delle tre K : Kitanai, kiken e kitsui. Occupazioni che i giapponesi non amano più, attività sporche, pericolose e pesanti.
In questi giorni di crisi sono in migliaia i Nisei che perdono il lavoro, e affrontano di nuovo il dilemma dei loro padri, restare o tornare?


Il mondo dei giapponesi brasiliani lo si incontra da vicino in un libro bellissimo, un noir della scrittrice Natsuo Kirino: le quattro casalinghe di Tokyo. La copertina dell'edizione italiana dell'originale OUT, nulla ha a che fare con il libro. Non vi fate fuorviare dall'immagine di geisha in copertina, questo è un libro duro sulla realtà poco edificante di quattro amiche nella Tokyo moderna. Una città grigia, scura, puzzolente popolata da donne stanche e disilluse dalla vita, ma non vinte. Condividono un lavoro triste e malpagato insieme a molti ultimi della società giapponese: i nippo-brasiliani. Quattro amiche schiacciate dalla violenza e dal peso delle convenzioni, ma che dalla violenza e dalla sopraffazione non riescono a uscire.
Un thriller che fa la fotografia ad uno spaccato di società che in pochi conoscono e che vi consiglio di leggere.

Qui l'homepage di Natsuo Kirino
Qui la casa Editrice Neri Pozza con una scheda della scrittrice e dei suoi libri tradotti in italiano.
Qui un articolo del New York Times con la testimonianza di un Nisei (in inglese)

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