La fine di Alitalia: quello che non ha senso ne mai ce l'avrà, quel che non ha vergogna ne mai ce l'avrà.




Alitalia salva? Alitalia è morta!  
La mia rabbia ha bisogno di giganti, troppe parole, troppe, troppe in questa brutta storia. Il numero degli esuberi? Non ce lo dicono i sindacati (tutti quelli che si sono seduti al tavolo hanno firmato, tutti!) perchè è un numero che fa paura.

Troppa rabbia per continuare a scrivere, ma questo pezzo di Chico Buarque cantato da una bellissima e incazzatissima Maria de Medeiros mi pare proprio adatto. Tornerò, con più calma.


Oh, che sarà, che sarà
che vanno sospirando nelle alcove
che vanno sussurrando in versi e strofe
che vanno combinando in fondo al buio
che gira nelle teste, nelle parole
che accende le candele nelle processioni
che va parlando forte nei portoni
e grida nei mercati che con certezza
sta nella natura nella bellezza
quel che non ha ragione nè mai ce l'avrà
quel che non ha rimedio nè mai ce l'avrà
quel che non ha misura



Oh, che sarà, che sarà
che vive nell'idea di questi amanti
che cantano i poeti più deliranti
che giurano i profeti ubriacati
che sta sul cammino dei mutilati
e nella fantasia degli infelici
che sta nel dai-e-dai delle meretrici
nel piano derelitto dei banditi
Oh, che sarà, che sarà
quel che non ha decenza nè mai ce l'avrà
quel che non ha censura nè mai ce l'avrà
quel che non ha ragione


Ah che sarà, che sarà
che tutti i loro avvisi non potranno evitare
che tutte le risate andranno a sfidare
che tutte le campane andranno a cantare
e tutti gli inni insieme a consacrare
e tutti i figli insieme a purificare
e i nostri destini ad incontrare
persino il Padreterno da così lontano
guardando quell'inferno dovrà benedire
quel che non ha governo nè mai ce l'avrà
quel che non ha vergogna nè mai ce l'avrà
quel che non ha giudizio

Per addolcirmi la giornata

In questo preciso istante sgranocchierei untuosissime patatine, salate, magari pure un po' bruciacchiate, invece sgranocchio mele essiccate! Qualche anno fa in austria le ho assaggiate in un mercatino di prodotti biologici e purtroppo non le ho più trovate. Poi una sera mi sono messa a smanettare sulla rete e sono incappata in lebe-gesund che tra le altre cose vende Apfelchips, mele affettate e disidratate, senza zucchero aggiunto. Una vera ghiottoneria da addentare senza starci troppo a pensare. Il sito è completamente in tedesco, ma non è un problema individuare le mele ed ordinare online. La spedizione è ultra veloce e a prezzi onestissimi.

Ristoranti giapponesi a Roma: Autunno e Lunch Set da Hamasei


Foto e Collage di Neve*

Oggi è sabato, Roma regala ancora giornate calde, cieli alti di nuvole barocche, l'affaire Alitalia è agli sgoccioli e io mi concedo una pausa giapponese in questa città molto poco cosmopolita.
Pranzo da Hamasei. Nel panorama piuttosto affollato di ristoranti giappo, pseudo giappo, approssimativamente giappo, Hamasei è un punto fermo.
Sta là in via della Mercede, tra piazza San Silvestro, piazza di Spagna e via del Tritone dai lontani anni 70, pioniere della cucina orientale in una città tradizionalista e caciarona come Roma.
Hamasei resiste e si rinnova. Tra i giapponesi romani è il più tradizionale e il più grande ristorante di Roma. Ora è ancora più grande, ed offre oltre ad una sala tatami, un nuovo sushi bar (che stanno ultimando), diversi ambienti e nella parte nuova c'è un lungo tavolo per avventori singoli con una grande zona di tavolini per due. L'arredamento seppur minimalista è caldo. Come tutti i giapponesi non è particolarmente economico, ma se ci andate all'ora di pranzo con 15 euro si può scegliere tra quattro tipi di Lunch Set : sushi-sashimi-salmone alla griglia- tonkatsu, la cotoletta di maiale.
Il sushi e il sashimi set sono i più richiesti e si capisce il motivo, una qualunque vaschetta di sushi anche take away (nei supermercati o da Daruma) non costa mai meno di 10 euro. Qui nel vassoio trovate anche un antipasto, sottoaceti, una ciotola di misoshiru e un po' di frutta. Potete mangiare in pace, seduti in un bell'ambiente e serviti da personale efficiente e discreto. Che volete de più? Le bevande sono a parte, ma una teiera di te verde costa 3 euro.
Hamasei, via della Mercede, 35 Roma tel. 06 6792134

Foto di Neve*
Nuvole barocche sull'isola Tiberina

Il cuore di Alitalia

Manifestazione contro la precarietà Roma aprile 2008



Omaggio ai migliaia di dipendenti precari di Alitalia. Tremila persone, gli invisibili della compagnia senza i quali oggi Alitalia non potrebbe andare avanti. Contratti in scadenza, nessun impegno nei loro confronti.
Esulto anche per loro.

Muji a Roma, il no brand superbrand.


Me ne sono accorta tardi. E' più di un mese che ha aperto il primo negozio Muji della capitale! Ci sono stata ieri. A via del Tritone 199, dove prima c'era le pain quotidien oggi c'è MUJI. Non grandissimo, e secondo me anche in posizione poco felice.
Da che mi ricordi quel pezzo di via del Tritone è sempre stato abbastanza sfigato dal punto di vista commerciale. Zona di passaggio (soprattutto di autobus e taxi), ad alta concentrazione turistica (a due passi c'è fontana di trevi) ma marciapiede angusto e tratto di strada che non invita a passeggiare.
Ma Muji non ha bisogno di presentazioni e sarà un successo anche dove lo hanno aperto.
Colori del negozio rosso scuro, grigio, acciaio. Oggettistica personale e per la casa bella, funzionale, elegante, dal design minimalista, mooooolto giappo.
Rispetto ai negozi nella madrepatria, l'assortimento di Roma è piuttosto sacrificato, ma tant'è e ci accontentiamo. Sono sicura che apriranno un altro punto vendita, perchè sarà un successone. Magari non in zona ZTL e con la superficie che merita.
Nota dolente i prezzi. Rispetto a Muji Giappone mediamente il doppio, qualche volta di più, ma fa niente c'è tale fame di cose belle e dal design pulito che i romani non ci faranno caso.
Questo il sito http://www.muji.net/ con la possibilità di acquistare anche on-line.


Alitalia, ZONA GRIGIA


Ieri finalmente dopo settimane di indiscrezioni il commissario e Cai hanno presentato il piano ai sindacati tutti.
Ci si aspettava un pezzo de carta, fotocopie, appunti, due parole messe in croce da leggere e magari studiare. Macchè il piano è riservato, dice il commissario e se lo tiene chiuso nella sua valigetta di cuoio. Mi sfugge qualcosa, ma come se fa a presenta' un piano sulle slides, su powerpoint?

Si fa. Gli unici fogli di carta sono quelli delle organizzazioni sindacali che convulsamente si appuntano nella confusione più totale numeri, attività che escono sicuro si, quelle che no, quelle che forse. La velocità delle slides non permette di approfondire molto, le domande si fanno alla fine, prego. Non si entra troppo nel dettaglio, ci saranno i tavoli per questo. E' solo una presentazione, non siamo entrati nel vivo della trattativa.

I punti chiave sono :

*Eliminazione di moltissime rotte, soprattutto intercontinentali; da 84 a 65.

*Eliminazione dei due hub di roma fco e milano mxp, quando tutte le compagnie ne hanno uno se non due come Iberia o Luftahnsa.

*Riduzione dei voli su Linate alla sola tratta roma-milano;

*Ritorno di una parte di intercontinentali su Milano malpensa (14) e riduzione a 4 (quattro, avete letto bene) su roma fiumicino.

Roma e il suo aeroporto imploderanno. Quattro voli intercontinentali ( quali, Tokyo-New york, buenos aires e los angeles? boh) in un aeroporto che fa più di 30 milioni di passeggeri in un anno, significa ammazzare il cosidetto traffico leisure, cioè il traffico turistico. Chi ce li porterà i turisti a roma una volta che non ci saranno più gli intercontinentali su fiumicino? Semplice, qualcunaltro. Tra un volo diretto che parte da chicago per Roma con Delta (ad esempio) e uno che invece fa scalo a malpensa o peggio a francoforte e parigi quale scegliereste? Questo lo chiamano piano di rilancio. Oppure, se per andare a Pechino da Roma devo necessariamente volare su malpensa non mi conviene prendere, che so' la China che ha il volo diretto oppure, scalo per scalo, scegliere io con chi e dove fermarmi in europa e prendere una delle tante compagnie che hanno molte più destinazioni? Fare un roma malpensa o roma vienna o roma monaco non fa nessuna differenza, anzi si, 10 minuti di volo, mentre un volo diretto la fa, sempre.
*Creazione di 6 basi a livello nazionale (roma, milano, torino, venezia, bari ,catania) e dislocazione del personale.

*Riduzione della flotta da più di 240 aeromobili (az+airone) a più o meno 136. La metà. Quanti passeggeri e soldi in meno?

*Concentrazione del traffico sul breve e medio raggio, proprio in quel segmento di mercato a fortissima concorrenza dei vettori low cost. Il traffico point to point (cioè cta-par, vce- par, rom-par) privilegia i soli collegamenti internazionali terreno dove dominano le low cost europee. Chi sceglierà la nuova alitalia per fare un Roma Parigi a 200 euro quando con una low cost se ne spendono 20? Questo tipo di impostazione, il point to point ha senso solo nell'ottica di una alleanza con una grossa compagnia che ha un network ampio, tipo Air France, o Lufthansa oppure British, nella quale la nuova alitalia avrebbe il solo compito di alimentare il traffico di quest'ultima portando passeggeri  nell'hub di riferimento. Questo dunque è il piano di rilancio: un piano di sopravvivenza propedeutico alla vendita tra qualche anno ad una regina dei cieli che acquisirebbe la piccola ex alitalia, senza debiti ma con una ricchissima dote: tutto il traffico del ricco mercato aereo della penisola.

*Riduzione del personale. I primi numeri parlano di un totale per la nuova compagnia di 14250 dipendenti tra ex alitalia ed ex air one. I dipendenti alitalia sono circa 18300. Nella nuova compagnia ne verrebbero assunti solo 11500. Facciamo i conti: 11500 più
2050 che sarebbero gli esternalizzati (manutenzione pesante e cargo)
3250 gli esuberi 

700 persone (call center, divisione informatica, amministrazione) il cui destino è incerto. La cosiddetta ZONA GRIGIA

Potrebbero entrare a far parte della nuova compagnia che avrebbe quindi 12200 persone, potrebbero essere ceduti in outsourcing aggiungendosi ai 2050, oppure potrebbero essere esuberi secchi portando il numero degli esuberi a 3950.
Il totale del personale tra attività dentro e fuori ammonterebbe a 17500, mancano all'appello circa 1000 persone per arrivare a 18300. Che fine hanno fatto?

*Bisogna chiamare le cose con il loro nome. Il numero effettivo degli esuberi in alitalia non è di 3250 bensì di almeno 6000 persone (2050+3250+forse 700+quei mille che mancano all'appello) senza contare tutti i dipendenti precari che non sono stati considerati nel conto. Circa 3000 tra personale viaggiante e di terra. Un numero spaventoso il totale dei lasciati a terra dalla nuova compagnia 9-10000 persone, e senza considerare l'indotto.

*Last but not the least, il rinnovo contrattuale. Nella nuova compagnia il costo del lavoro si dovrà abbassare ulteriormente. Durissimo colpo per una categoria che ha già il costo del lavoro più basso d' Europa. Punto.


To be continued.....

Alitalia The Final Countdown


Ieri c'è stato un primo incontro interlocutorio tra alcuni rappresentanti del governo (min. Sacconi, Ronchi) il vice presidente Letta e il neo commissario Fantozzi con le rappresentanze sindacali in due diverse riunioni tenute al Ministero del Lavoro.

Le parole del governo al tavolo sono state: preoccupazione, cassa vuota, 'facimmo prest', fallimento, piccolo trauma (gli esuberi e le esternalizzazioni sarebbero il piccolo trauma), perimetro aziendale (grande quanto quello di un anello dopo la cura), buona volontà, collaborazione. Bella 'sta parola collaborazione (su e dai, perchè tu esubero non collabori?)

Le parole di quasi tutte le organizzazioni sindacali sono sono state: preoccupazione, cassa vuota.......oddio proprio le stesse, anzi no qualcuno se n'è uscito con "siamo soddisfatti". Non ho capito, de che???? 
Ah ma forse già conoscono il piano....chissà.


to be continued....

Un pezzetto di Giappone a Porta Latina


Ultima domenica agostana. Rientri. Romani al mare. Approfitto dell'atmosfera sonnacchiosa per andare in un angolo di Roma nascosto e poco conosciuto. Lungo le mura Aureliane tra Porta San Sebastiano su via Appia Antica e Porta Metronia, si apre un'altra porta che conduce dopo pochi metri a Via San Giovanni a Porta Latina appunto, una strada chiusa che si apre su una delle più belle chiese paleocristiane romane : San Giovanni a Porta Latina al Celio. Chi arriva dalle mura rimane sorpreso da tanta pace e tanta bellezza. Siamo a due passi da San Giovanni e dal quartiere Appio ma sembra di essere in un'altra città. Lo slargo che ospita la chiesetta, rappresenta un unicum come pochi altri luoghi nella capitale, complice sicuramente la situazione appartata. Chiesa antichissima del settimo secolo, ha l'impianto paleocristiano ma il campanile è più tardo, di epoca romanica. L'interno conserva l'impianto architettonico originale, ma è stato rimaneggiato e non ha lo stesso fascino della facciata. Completano sul fronte della chiesa un pozzo medievale e un enorme cedro del libano, sicuramente centenario. Un angolo di Roma suggestivo, soprattutto la sera, soprattutto se non c'è nessuno.
Accanto alla chiesa, sulla sinistra si trova un cancello (sempre chiuso) che ospita l'ex villa Attolico con la residenza dell'ambasciata Giapponese, come recita la targa semi nascosta dall'esuberante vegetazione. Bel posto per vivere ambasciatore Nakamura!


la targa accanto all'ingresso