E t s y


Oggi tornando a casa, ho trovato due pacchetti ad aspettarmi. Non so voi, ma fin da piccola ho amato la cassetta delle posta: aprirla e pensare di trovare lettere e cartoline, soprattutto se venivano da molto lontano mi dava una gioia immensa , mi cambiava la giornata colorandola di esotico.
Le mie preferite erano le lettere con il bordo tratteggiato rosso-blu che avevano su scritto "par avion". Per queste impazzivo proprio. Pensare a tutta la strada che avevano fatto quei pezzetti di albero, ai giorni e alle notti passate, alle mani e alle vite che avevano sfiorato, ai cieli blu o alle pianure gelate che avevano attraversato, ai kilometri consumati lentamente per raggiungermi, mi dava una tale soddisfazione che aspettavo impaziente tutti i giorni.
Ad ogni lettera ricevuta, il viaggio che questa aveva fatto, o almeno quello che io pensavo avesse fatto, diventava il mio. La busta stessa era importante, il francobollo, la calligrafia, e soprattutto i timbri postali, che ho sempre trovato bellissimi. Con il tempo le cose non sono cambiate molto.
Oggi ho ricevuto due spille in feltro che ho acquistato su un sito che mi piace particolarmente e che si chiama etsy.com e dove ogni tanto mi faccio un giro. E' un sito dove si comprano e si vendono soprattutto oggetti fatti a mano, dalla spilla al quadro. Una mercatino mondiale, dove i venditori, dalla groenlandia al cile, mettono in vendita cose originali, molte veramente belle. Se siete alla ricerca di cose particolari, uniche, nel vero senso della parola, belle e anche a buon prezzo, considerando che sono artigianali, allora visitate il sito, e rimarrete entusiasti come me.
Si acquista dopo essersi registrati, e normalmente per gli oggetti che si trovano all'estero (moltissimi negozi si trovano in usa e canada) si paga con carta o paypal. Gli oggetti sono migliaia e non è facile orientarsi al principio, ma se amate lo shopping virtuale come me, armatevi di carta di credito che il divertimento e la soddisfazione saranno assicurate. Attenzione, perchè con etsy.com si rischia la dipendenza assoluta!

Tunisi, un'ora da Roma

A Roma il sole, in nordafrica nuvole e pioggia. Un'ora di volo e si atterra in Africa, un intercontinentale breve. La Tunisia, è a portata di mano, l'esotico dietro casa. Dall'aeroporto Tunis- Carthage appena 7 km e si arriva agli Champs Elisee della Ville Nouvelle.  E' venerdì sera e Avenue Bourghiba ci regala uno struscio con i fiocchi.
Foto di Neve*
Dormiamo qui, in questo viale che taglia in due la città e che conduce in pochi minuti alle mura che nascondono la medina e i souk. Hotel El Hana International, è un palazzone con la facciata bianca sforacchiata, interprete in chiave moderna dell'architettura tradizionale mediorientale. Interni in stile traghetto Civitavecchia-Olbia. La hall è piena di fumo e di gente. La nostra stanza è al sesto piano. Ci riteniamo soddisfatti per il prezzo pagato, 45 euro, colazione inclusa.
Foto di Neve*

Cena nel cuore della medina, al ristorante Dar Ben Hadj, ambiente suggestivo, cibo ottimo: Brik, insalata mechouia, cous cous di pesce, tutto accompagnato da ottimo Moscato Kelibia, un vino secco che somiglia molto ai vini panteschi (che d'altra parte è a poche miglia marine). Concludiamo con un dolce te alla menta con pinoli. 
Foto di Neve*


La mattina successiva, a zonzo per la medina proviamo a perderci tra odori, sapori e colori. Sarà che eravamo fuori stagione, ma abbiamo girovagato con molta calma senza essere particolarmente presi di mira per gli acquisti. Quando abbiamo avvertito i morsi della fame, ci siamo fermati a rue de la Kasbah e abbiamo pranzato con un panino tonno, cipolla e harissa, che è il condimento classico di ogni piatto tunisino. Una salsa a base di peperoncino e spezie varie, che può lasciare letteralmente a bocca aperta. 
Foto di Neve*

Non potevo tornare a casa senza un ricordo di questo breve soggiorno a Tunisi: ho comprato
  •  una confezione di cous cous integrale, di quello vero, non quello pronto in 3 minuti, acquistato ai Magazines Generaux di Av Bourghiba e pagato la bellezza di 400 centesimi di dinaro, più o meno 20 centesimi ( quant'è che costa da Castroni?) 
  •  i Makroud, (nella foto) dolci di semola di grano duro, ripieni di datteri, fritti e ricoperti di semi di sesamo. Che ve lo dico a fa'...una vera bontà.



Cartoline parigine

Foto in senso orario:
Panorama sulle Alpi; formaggi in vetrina; la Senna e il palazzo della Conciergerie;
Notre Dame de Paris da Pont Neuf; Pont Saint Michel stemma di Napoleone; la Tour Eiffel.
Posted by Picasa

Iwojima, così triste cadere in battaglia....


Dopo aver visto al cinema Lettere da Iwojima, il bel film di Clint Eastwood, ho voluto leggere il libro dal quale il film era stato tratto: Così triste cadere in battaglia, di Kakehashi Kumiko. Non si tratta di semplice libro di guerra, ma della storia di un militare e dei suoi ventimila uomini, che in una remota isola del Pacifico, riuscì male equipaggiato, e praticamente abbandonato dal Giappone a resistere agli americani per 36 giorni, facendo della battaglia di Iwojima, una delle pagine più cruente e emblematiche della seconda guerra mondiale.

La corrispondenza del comandante Kuribayashi con l'amatissima famiglia permette di tratteggiare in maniera precisa la psicologia di un militare devoto al suo paese, ma abbastanza lucido da capire la stra-potenza degli Stati Uniti e le possibilità vicine a zero per il Giappone di vincere la guerra. Attraverso lo sguardo lucido  di Kuribayashi ci viene raccontata la vita quotidiana in questo lembo di terra lontano più di 1000 km da Tokyo, un'isola desolata senza risorse e dove il semplice vivere era una triste battaglia quotidiana.

Kuribayashi, consapevole della inesorabile fine che aspetta i suoi uomini, ma altrettanto convinto che dal suo sacrificio dipenda la salvezza del Giappone, organizza la battaglia di Iwojima con una strategia innovativa e di rottura, rompendo con l'alto comando militare. La tattica che adottererà per contrastare gli americani permetterà a lui e a i suoi uomini, al contrario delle isole di Guam e Saipan, di resistere e contro ogni aspettativa per più di un mese, infliggendo enormi perdite agli avversari.
Iwojima, è la cronaca di una terribile battaglia combattutta con tecniche di guerriglia conquistata dagli americani metro dopo metro, ma difesa dai uomini disperati e tenaci, che per sopravvivere si rifugiano nel ventre di un'isola velenosa per vivere come topi.
Il ricordo di Iwojima, di questa remota, puzzolente ed inospitale isola rimarrà così scolpita nella memoria dei due paesi e del mondo intero come una delle pagine più sanguinose ed epiche della guerra del Pacifico.

La guerra combattuta nel Pacifico è una pagina di storia che in Italia si conosce molto poco. Questo libro, è dunque una testimonianza preziosa di una guerra disperata combattuta da uomini, che seppur fedeli e animati da sentimenti di onore e lealtà, testimoniano un toccante smarrimento di fronte all'inutile stupidità della guerra.

Un libro che mi ha commosso, la storia di un uomo a capo di soldati che combatterono con tale coraggio da muovere a compassione persino gli dei, e che nella lettera di commiato all'imperatore ebbe l'ardire di scrivere che "era così triste cadere in battaglia".

Così triste cadere in battaglia
di Kakehashi Kumiko
Edizioni Einaudi Collana Stile libero Big
euro 15.00


Per chi non l'avesse ancora visto, consiglio il film di Clint Eastwood, Letters from Iwojima, in giapponese con sottotitoli in italiano, di cui posto il trailer.