A beautiful day in London

Foto e Collage di Neve*
Una giornata a Londra va via veloce. Soprattutto se è tanto che non ci vai, se sei in compagnia di un'amica e se a Londra c'è il sole.

Resoconto fotografico di una giornata nella swinging Londra, la più cosmopolita città europea.
In ordine fotografico da sx a dx dall'alto in basso, le foto della mia splendida e corta giornata:
Londra Heathrow, Una rivista trovata in metro, Il
Japan Centre a Piccadilly, Regent street
Il cielo di Londra, Panorama dall'autobus 88, Bobbies, Case, Camden Town,
Il canale di Camden Town, Camden Town interni e restaurant street
Chinese stall a Camden, Pausa da caffè nero, Luminarie a Regent street di ritorno la sera,
Ancora Regent street e Piccadilly prima di volare via.






It's a beautiful day
Day
The sky falls and you feel like
Day
It's a beautiful day
Day
Don't let it get away
Day 


Mare, mare, mare.

Fiumicino al Vecchio Faro, sabato 13 dicembre 2008, verso mezzogiorno la fine della burrasca. Un po' di foto di mare d'inverno.

Foto e collage di Neve*


"Mare, mare, mare voglio annegare, portami lontano a naufragare, via, via, via da queste sponde, portami lontano sulle onde..."


Da SUMMER ON A SOLITARY BEACH di Franco Battiato.

I bilancioni di Fiumicino

Foto di Neve*

"Il mare d'inverno è una foto in bianco e nero vista alla tivvù, è un'idea che la mente non considera" cantava Loredana Bertè in una vecchia canzone. Il mare d'inverno è un panorama in grigio e nero con sfumature verdi e blu. O almeno lo è oggi qui a Fiumicino.
Un bel mare in burrasca che si spacca in nuvole di schiuma bianca su bitumici frangiflutti neri.
Andando verso il vecchio faro, solitario e abbandonato si incontrano delle strane creature, immobili, alte e magre, degli enormi insetti con antenne e zampe conficcate nella roccia e braccia lunghe protese verso il mare. Sono i bilancioni, piattaforme sull'acqua, una versione semplificata dei trabucchi.


Vicino al vecchio faro di fiumicino ce ne sono in funzione ancora cinque o sei, mentre altri sono abbandonati, mangiati dall'incuria e dalla salsedine marina. Un peccato, perchè queste creature strane e affascinanti incantano con la loro danza marina. La loro rete si alza e si abbassa alla ricerca di banchi di pesci da intrappolare o intrabbuccare. Ed è un gesto antico, che si ripete infinite volte e che ipnotizza. Ti viene voglia di salire e partecipare, passeggiare sulla piattaforma di legno, entrare nella casetta a curiosare, arrivare fino in punta ed affacciarsi giù sul mare con un retino in mano ad aspettare che la rete risalga. Proprio con questo tempo e con questo mare.

Per capire cosa sono e a cosa servono i
trabucchi
Foto e Collage di Neve*

La pesca dai Bilancioni di Fiumicino
Cliccate per vedere la danza dei trabucchi

Quando uscirà il sole alla Città dell'Altra Economia

Foto di Neve*
Può essere una buona idea andare a farsi un giro alla Città dell'Altra Economia a Testaccio. Se esce il sole è bello passeggiare negli spazi dell'ex mattatoio, attraversare il piazzale ed entrare nei vecchi recinti per gli animali lasciati così come erano o sedersi al bar e godersi questa piazza vuota mentre lo sguardo saltella tra i palazzi dello Iacp di Testaccio e i gazometri di Ostiense. Questo è decisamente un bel posto, poco sfruttato e soprattutto poco conosciuto. Nonostante sia aperto da circa un anno, io l'ho scoperto solo da poco. Tra l'altro quasi tutte le domeniche vado a Porta Portese ma visto che l'ingresso alla città è dall'altro lato del ponte, sotto Monte dei Cocci e che non si incontrano indicazioni se non quando ci sei già dentro, è difficile arrivarci per caso.
Dentro la città, che è nata con il contributo fondamentale del Comune di Roma ci sono una serie di spazi dedicati allo sviluppo, alla diffusione e al sostegno di economie alternative, solidali e a basso impatto ambientale. C'è una sala convegni, un negozio di alimenti biologici, un bio ristorante (dai prezzi interessanti), un bar, uno spazio espositivo con oggetti ricavati dal riciclo, un negozio che vende prodotti dal mondo e non ricordo che altro. Inoltre si organizzano attività varie, lezioni, convegni, incontri, workshop legati al mondo dell'altra economia. Ex mattatoio Testaccio, bell'esempio di archeologia industriale riconvertita ma non ancora completamente rilanciata.
Mai di lunedì.
Il link della Città
Il link del quartiere Testaccio
La voce Testaccio su Wikipedia

Me llaman calle, calle sufrida de tanto amar.

Calle: parole e musica di Manu Chao dedicata alle principesse di strada. Meglio una canzone come questa che mille parole. Manu arriva dritto dove deve arrivare. Buon ascolto.



Me llaman calle
pisando baldoza
la revoltosa y tan perdida
me llaman calle
calle de noche
calle de día
me llaman calle
voy tan cansada
voy tan vacia
como maquinita por la gran ciudad
me llaman calle
me subo a tu coche
me llaman calle
debo alegria
calle dolida, calle cansada
de tanto amar
voy calle abajo
voy calle arriba
no me rebajo
ni por la vida
me llaman calle
y ese es mi orgullo
yo se que un dia llegara
yo se que un dia
vendra mi suerte
un dia me vendrá a buscar
a la salida un hombre bueno
dando la vida y sin pagar
mi corazon no es de alquilar
me llaman calle
calle sufrida, calle tristeza
de tanto amar
me llaman calle
calle mas calle
me llaman calle la sin futuro
me llaman calle la sin salida
me llaman calle
calle más calle
la de mujeres de la vida
sube pa abajo
baja pa arriba
como maquinita
por la gran ciudad

me llaman calle
calle sufrida,
calle tristeza
de tanto amar

me llaman calle
calle más calle
me llaman siempre y
a cualquier hora
me llaman guapa
siempre a deshora
me llaman puta
tambien princesa
me llaman calle
es mi nobleza
me llaman calle
calle sufrida, calle perdida
de tanto amar

me llaman calle, me llaman calle
calle sufrida, calle tristeza de tanto amar

Alitalia : tutto come previsto, sottoscritto e firmato. C'è potere nel sindacato.

Tutto come previsto e firmato. Stanno arrivando a centinaia le lettere di cassaintegrazione. Tutti i giorni lettere scritte in burocratese ci colpiscono a morte. Il mio settore per ragioni operative sarà uno degli ultimi a ricevere il regalo di Natale. I colleghi chiamati in gestione del personale sono formalmente sospesi dal lavoro e messi in cassa integrazione.

Dopo appena ventiquattro ore tesserino e posta aziendali disabilitati. Anni di lavoro cancellati da un tratto di penna. Ho assistito a scene raccapriccianti,  colleghi accompagnati fuori dei tornelli dopo aver avuto solo il tempo di svuotare un armadietto. Ghiaccio nell'aria e nel cuore. 

Stanno mandando a casa il 50 per cento della forza lavoro. I criteri che stanno usando non hanno nulla di comprensibile, in virtù degli accordi firmati da CGIL-CISL-UIL-UGL-SDL. 

Più di O T T O M I L A  tra dipendenti e contratti a termine mandati a casa, sei anni di  inferno per assistere a tutto questo
Non vi ringrazierò mai abbastanza CGIL-CISL-UIL-UGL-SDL

Siccome non sono contro il sindacato, ma SOLO CONTRO QUESTO sindacato posto una bellissima canzone di Billy Bragg, che canta come il Sindacato dovrebbe essere, ma in Italia NON E' PIU'. Buon ascolto (la traduzione dall'inglese è mia)



Tokyo da non mancare: Spa LaQua



Dopo essere stati in un posto così, non potrete non riconoscere la superiorità dei giapponesi, almeno per alcune cose.
Non c'è nulla da fare, lavarsi non è e non sarà mai per questo popolo un'incombenza quotidiana, un male necessario, una veloce lampo ad inizio di giornata. No, è una festa, un momento sospeso, una dilatazione del tempo, il bagno è di nuovo grembo di acqua scura e densa che accoglie e scioglie le tensioni muscolari e la stanchezza quotidiana, mentre vapore acqueo e il gocciolio dell'acqua rilassano mente e sensi.
Ma come abbiamo fatto noi, che abbiamo costruito le terme più grandi dell'antichità, che avevamo reso questi luoghi pieni di incontri, di cultura, di arte, di vita ad abbandonarli e infine a dimenticarli completamente? Intuisco che in questo abbandono la morale sessuofoba della religione cattolica abbia avuto il suo peso.

Oggi riscopriamo la bellezza, la vitalità, l'utilità e il senso di queste sane abitudini: del bagno turco, dell'hammam, delle onsen, della sauna finlandese, dell'acqua in tutte le sue forme, ma è un piacere saltuario e non proprio economico.
Invece in Giappone no. Rilassarsi in una vasca d'acqua calda a casa è la normalità, mentre andare a farlo in un onsen naturale tra le montagne o in riva al mare è occasione di svago e appuntamento frequente.


Il posto di cui vorrei parlarvi qui si trova a Tokyo, nel complesso del Tokyo Dome.
Si chiama SPA LAQUA : quattro piani di meraviglie. Una città termale in piena regola, aperta 22 ore su 24, dalle 11 del mattino alle nove di quello successivo. La spa oltre ad ospitare le tradizionali vasche di acqua termale al chiuso e anche un rotemburo all'aperto ospita saune, bagni turchi, saune finlandesi, saune cromatiche, vasche Jacuzzi, vasche per soli piedi, un piano dedicato completamente ai bagni di vapore profumati e colorati. L'acqua utilizzata nella spa è vera acqua termale pescata a più di mille metri in profondità. Ovviamente la zona bagni è separata per sessi. La zona comune si chiama Relax e ospita vari ristoranti, il bar tailandese, il negozio, la sala con le poltrone dotate di schermo televisivo, angolo check medico e il parrucchiere.
Oltre a poter sguazzare in questo paradiso per tutto il tempo che si desidera, ci sono trattamenti e massaggi di tutti i tipi che neanche sto ad elencare. Troppa grazia.
L''ingresso costa 2565 yen, compreso l'uso armadietto, l' asciugamano, la vestaglietta con la quale girare per le zone comuni, e tutto lo spogliatoio che da solo vale il biglietto.
Quest'anno dopo lo scorso anno sono tornata. Soprattutto per un motivo, volevo farmi lavare.
L'anno scorso mentre come una paperella provavo le varie vasche mi sono accorta di una stanzetta dove solerti ed energiche signore insaponavavo e lavavano rilassate donne distese sui lettini. Volevo farmi lavare anch'io, ma mi hanno detto che avrei dovuto aspettare più di un'ora. Ho rinunciato. Questa volta, tornata, la prima cosa che ho fatto è stata andare nella stanzetta dove una gentile signora mi ha chiesto che tipo di trattamento volevo fare e lo ha prenotato: preferisce 15, 30, 50, 70 minuti?
Visto che con quindici minuti mi avrebbero lavato solo la schiena ho scelto il Programma B, 30 minuti di assoluto relax. Sono stata insaponata, massaggiata e risciaquata dal collo ai piedi. Un peeling completo e rivitalizzante. La mia pelle è tornata bambina e io in pace con il mondo.


Spa LaQua, Tokyo Dome, Tokyo
Qui trovate la pagina in inglese, anche se è un po' spartana. Fermate della metro più vicine Kasuga (Oedo Line) oppure Suidobashi ( Jr Chuo-Sobu Line e Mita Line).

Giappone, da dove cominciare? Istruzioni per l'uso


Questo post è stato scritto nel marzo del 2007, uno dei primi del blog, ma sono costretta a postarlo nuovamente perchè ho scoperto che il post originale non si apre più. Lo faccio in occasione di un nuovo menu che trovate sulla destra, nel quale ho raggruppato tutti gli argomenti che possono essere utili a chi vuole organizzarsi un viaggio in Giappone. Buona lettura.

Il periodo migliore per andare in Giappone?
Sempre. Perchè in ogni stagione il Giappone è un paese fantastico.
Meteorologicamente parlando, essendo un paese con quattro stagioni ben distinte (cosa che i giapponesi tendono a rimarcare spesso e volentieri, come fossero gli unici al mondo a vivere in una zona temperata), ed avendo una stagione delle piogge piuttosto lunga e fastidiosa tra giugno e luglio seguita da un'estate molto, ma molto afosa (tranne che nell'estremo nord, in Hokkaido) consiglio il Giappone soprattutto a Marzo, Aprile e Maggio perchè è primavera, le temperature sono tiepide e ciliegi in fiore, poi di nuovo a fine Settembre, tutto Ottobre e Novembre perchè i cieli sono alti, limpidi, le temperature piacevoli e c'è la possibilità di ammirare l'autunno giapponese, particolarmente bello.
I mesi da evitare, ma se ci andate non è certo la fine del mondo, sono gennaio e febbraio i più rigidi, luglio e agosto sono i mesi più caldi e umidi. Dicembre non è male soprattutto la prima metà, mentre Settembre, benchè non sia un mese particolarmente afoso è a rischio tifoni.

....Adesso che hai deciso il periodo pensa al volo!


Dal finestrino: murasaki fujisan

Tornata ormai da parecchio dal mio ultimo viaggio in Giappone, vorrei raccontarvi della prima cosa che ho fatto: prendere il volo Roma-Tokyo.
Il viaggio, lo sapete è lungo, infinito soprattutto se lo si fa raggomitolati in classe economica. Siamo partiti di giorno, avevamo un fortissimo vento in coda che ci ha permesso di arrivare con più di un'ora in anticipo sul previsto. Quasi undici ore anzichè le canoniche dodici.
Le prime tre ore, tra riviste di bordo e pranzo sono passate velocemente, poi no.
Fuori, quando si passa sull'europa orientale all'altezza della Polonia non si riesce più neanche a guardare fuori dal finestrino perchè comincia a far buio. Tramonto, poi buio per quasi tutta la russia e fino a tutta la siberia orientale. Il sole ci aspetta sul mar del giappone, nella terra del sollevante.
Capisco subito di essere dalla parte sbagliata dell'aereo, la destra con le spalle alla cabina di pilotaggio, cioè quella che, una volta sul Giappone non permette di ammirare (sempre che sia sereno) il perfettissimo monte
Fuji. Ma il rammarico dura poco, perchè dopo un po' mi rendo conto di essere seduta proprio davanti all'eccellentissimo Fujisan, che altro non è che la maestosa ala del boeing, che senza neanche troppa fantasia si trasforma nella nipponica dimora degli dei. Il monte Fuji
sta lì alla mia sinistra e mi accompagnerà per tutto il viaggio.
Una fortuna così non mi era mai capitata e l'ho considerata di buonissimo auspicio per il mio seppur breve ritorno in Giappone.


Non sembra una delle 36 famose vedute del monte Fuji di Hokusai o Hiroshige? Si, si...

... e invece è solo l'ala del boeing dal finestrino.


Fine autunno :dopo pioggia e grandine il sole

Sabato sera l'Arco di Costantino, Santa Maria Maggiore e la fontana delle Naiadi lucenti e bagnati tra fumi, vapori e rossori.

Domenica mattina, la città si è svegliata bianca di una grandinata eccezionale.

Ma dopo qualche ora nel cielo c'era posto solo per un cristallino azzurro, luminoso, accecante
Allora è proprio vero che dopo la pioggia viene sempre il sole :)

Una giapponese a Roma

Cosa pensano e cantano le giapponesi a ROMA? Un singolo uscito nel 1994, che ha viaggiato sottorraneo affiorando qua e la'. Cantato, anzi sospirato da una famosissima in patria e anche in Francia Kahimi Karie, un'esponente della Shibuya-kei, un sotto genere musicale anni 90 che mischia pop, jazz, bossa nova, lounge music e del quale anche i Pizzicato five sono stati il gruppo da noi più conosciuto. Ho messo anche il testo perchè senza questo è impossibile gustarsi la canzone e perchè nonostante sia cantata in italiano non perfetto le parole sono un vero spasso: un concentrato di luoghi comuni su Roma e i romani, lampi di storia, arte e cinema soprattutto degli anni 60, un mix seducente e accattivante, una chicca imperdibile con una musica techno-lounge anni sessanta, quasi settanta. C'è tutto l'immaginario sull'italia creato dalla dolce vita. Il pezzo inizia con la strombazzata del film "il sorpasso" di Dino Risi con Gassman e Tognazzi. E ditemi che non è stratosferico questo pezzo, tra l'altro anche censurato. Altre info su Kahimi Karie qui

Giapponese a Roma( testo di Momus)

Sono piccola come Lolita
(Una Giapponese a Roma)
Sono una ragazza sola
(Una Giapponese a Roma)

Con la mia Vespa
(Una Giapponese a Roma)
Voglio fare la ginnastica artistica
(Una Giapponese a Roma)
Modernista, Futurista
Il Duce è Fascista
Una Giapponese, bella ragazza
Solo con la mia Vespa

Via del Corso, Villa Borghese
Due cappucini per piacere
Modernista, Futurista
Una Giapponese a Roma

Ai giardini di Villa Borghese
(Una Giapponese a Roma)
Voglio mangiare i gelati
(Una Giapponese a Roma)

Modernista, futurista
Manifestazione qualunquista
Al Gianicolo Sotto
Gli alberi di limone
nel grotto

Vogio scopare,
fare l'amore
Con i ragazzi di Trastevere
Modernista,Futurista* (nella versione originale qui era "cazzo di Dio, Santa Madonna "
Una Giapponese a Roma
Marinetti mangia gli spaghetti
Giorgio de Chirico beve cappucini
I ragazzi di Trastevere
Con le Lambrette e i Lamborghini
Io sono la vostra prima ballerina
Io sono prima donna discoteca

Andiamo
Allegri
Al mare in Cinquecento
Guarda il panorama
Sulla Cristoforo Colombo

Madre mia, la mare
E' come una bella pittura
Voglio trovare la dolce vita

Aquarela

Un altro po' di brasiliano portoghese dalla voce morbida di Toquinho. Aquarela. Una poesia che con straordinario tocco e leggerezza parla di vita e di morte.
Buon ascolto.
"...E o futuro é uma astronave que tentamos pilotar,
De uma aquarela que um dia, enfim, descolorirá...."
Testo con traduzione mia un po' abborracciata e approssimativa :) disculpa





Numa folha qualquer eu desenho um sol amarelo su un foglio qualunque disegno un sole giallo
E com cinco ou seis retas é fácil fazer um castelo. con 5 o 6 tratti è facile disegnare un castello
Corro o lápis em torno da mão e me dou uma luva, con la matita mi disegno la mano.....
E se faço chover, com dois riscos tenho um guarda-chuva. e se faccio piovere con due tratti mi faccio un ombrello

Se um pinguinho de tinta cai num pedacinho azul do papel, se un po' di tinta cade in un pezzetto azzurro di carta
Num instante imagino uma linda gaivota a voar no céu in un istante immagino una gabbianella alzarsi nel cielo
Vai voando, contornando a imensa curva Norte e Sul, e andare via volando disegnando un'immensa curva da nord a sud
Vou com ela, viajando, Havai, Pequim ou Istambul volo anch'io con lei e viaggio fino alle hawaii a pechino e istambul
Pinto um barco a vela branco, navegando, é tanto céu e mar num beijo azul dipingo una barca a vela bianca che naviga in mezzo al cielo e al mare di un bel blu

Entre as nuvens vem surgindo um lindo avião rosa e grená. tra le nuvole compare un aereo rosa e bordò
Tudo em volta colorindo, com suas luzes a piscar tutto colorato con le sue luci e gli oblò
Basta imaginar e ele está partindo, sereno, indo, basta immaginare e lui parte in cielo, li' sereno
E se a gente quiser ele vai pousar. ma quando le persone lo vorranno lui atterrerà

Numa folha qualquer eu desenho um navio de partida su un foglio qualunque disegno una barca che va
Com alguns bons amigos bebendo de bem com a vida. con alcuni amici brindiamo alla vita
De uma América a outra consigo passar num segundo, mentre da una america all'altra in un momento si va
Giro um simples compasso e num círculo eu faço o mundo. e con un semplice bastone traccio un cerchio e ci metto dentro il mondo

Um menino caminha e caminhando chega no muro un bambino cammina e arriva a un muro
E ali logo em frente, a esperar pela gente, o futuro está. e il futuro aspetta proprio là
E o futuro é uma astronave que tentamos pilotar, il futuro è un'astronave che cerchiamo di guidare
Não tem tempo nem piedade, nem tem hora de chegar. non ha tempo ne pietà ne' si sa quando mai arriverà
Sem pedir licença muda nossa vida, depois convida a rir ou chorar. senza chiedere ci cambia la vita e ci invita a ridere o a piangere

Nessa estrada não nos cabe conhecer ou ver o que virá. per questa strada impariamo a conoscere a vedere
O fim dela ninguém sabe bem ao certo onde vai dar. ma alla fine di questa nessuno sa bene dove si finirà
Vamos todos numa linda passarela siamo tutti in ballo di
De uma aquarela que um dia, enfim, descolorirá. un acquerello che un giorno, infine, scolorirà

Numa folha qualquer eu desenho um sol amarelo (que descolorirá). disegno un sole giallo che scolorirà
E com cinco ou seis retas é fácil fazer um castelo (que descolorirá). e poi un castello che scolorirà
Giro um simples compasso e num círculo eu faço o mundo (que descolorirá). con un cerchio faccio un mondo che scolorirà

Tokyo : NTT DoCoMo Tower

Altro che Tokyo Tower, brutta imitazione della Tour Eiffel ! Nello skyline di Tokyo insieme alle torri municipali di Kenzo Tange svetta (ed è proprio il caso di dirlo, visti i suoi 240 m) la torre della Nippon Telegraph and Telephone: la DoCoMo Tower. E' un grattacielo del solito colore grigiolino celestino giapponese, ma ormai è un simbolo ben riconosibile nell'orizzonte di Shinjuku.
Lo stile mi ricorda i grattacieli americani anni 40 e 50.
La torre si può ammirare benissimo dalla Shinjuku Southern Terrace, ossia l'uscita Shinjuku minamiguchi(dove torno sempre :)). La torre, che è stata costruita nel 2000, possiede l'orologio più alto al mondo, ben 15 metri di altezza, aggiunto nel 2002 in occasione del decimo anniversario della Ntt docomo.
La docomo tower è un gigante silenzioso, immobile e pacifico con qualunque tempo e temperatura, un testimone tranquillo nel frenetico panorama di Shinjuku. Un pezzo di panorama oramai insostituibile.

Spicchi di Cielo e Do.co.Mo tra i binari della metro a novembre 2008

Charlotte Gainsbourg IF: Addictif et Superlatif !

Scopro canzoni belle sempre con un certo ritardo. Una di queste è IF uscita nel 2004 e cantata da Charlotte Gainsbourg ed Etienne Daho. Il testo gioca sulla sillaba if che in francese definisce una parte di aggettivi singolari maschili, con la particella inglese IF che traduce la particella Se condizionale. Il testo quindi suona più o meno così: Se (if) pensi che io sia eccessivo, compulsivo, impulsivo, negativo, offensivo, sedativo, inespressivo, decorativo, aggressivo, evasivo, nocivo, approssimativo, abusivo ecc... allora il mio abbandono è definitivo, d.e.f.i.n.i.t.i.f.

If excessif, accro, compulsif
If adhésif, over réactif
If exclusif et trop émotif
If impulsif qui est le fautif ?
If intrusif, plus combatif, sous sédatifs en soins intensifs, cherche le motif
If négatif, maladif, inexpressif et plus vraiment vif, cherche le motif
If trop captif et décoratif
If défensif, à cran, offensif
If incisif, mes coups de canifs
If agressif, qui est le fautif ?
If intrusif, plus combatif, sous sédatifs en soins intensifs, cherche le motif
If négatif, maladif, inexpressif et plus vraiment vif, cherche le motif
If évasif, approximatif
If c'est plus l'kif, de jouer le calife
If trop nocif et trop addictif
If fugitif, maniaco dépressif
If trop massif, abusif, à ton actif, les coups successifs, trop lourd le passif
If décisif, je m'rebiffe, mon départ est impératif et définitif, définitif
If intrusif, plus combatif, sous sédatifs en soins intensifs, cherche le motif
If négatif, maladif, inexpressif et plus vraiment vif, cherche le motif
If trop massif, abusif, à ton actif, les coups successifs, trop lourd le passif
If décisif, je m'rebiffe, mon départ est impératif et définitif, définitif

Stupore Giappone: Buon vicinato

Dal Corriere.it un articolo di due giorni fa di Davide Casati. L' 'articolo che posto di seguito è stato tradotto da questo del New York Times , ma tutto comincia da questo articolo dell'Indipendent di settembre 2008

Dojinkai erano stati vicini di casa perfetti e accettati da tutti, come nella tradizione.
Giappone, clan della mafia rompe le regole di convivenza. La città si ribella
Causa colletiva per allontanare la "famiglia" dei Dojinkai dal palazzo a sei piani che occupano a
Kurume (città del Kyushu, vicino Fukuoka n.d.r)

Per ventidue lunghi anni, i Dojinkai sono stati vicini di casa perfetti. Hanno seguito alla lettera tutte le regole giapponesi del buon vicinato: niente schiamazzi notturni, niente mozziconi in strada, spazzatura differenziata nel modo corretto. Ma da quando i membri di questo clan – mille affiliati, uno dei più importanti della Yakuza, la mafia giapponese – sono stati coinvolti in una guerra fratricida (sette morti in due anni), il quartiere s’è riempito di mormorii. E ora quei mormorii sono diventati la prima causa fatta, in Giappone, per sfrattare un clan.

CAUSA COLLETTIVA - Una causa firmata da 603 persone (che vivono nel raggio di 500 metri dal quartier generale dei Dojinkai, a Kurume) e appoggiata da altre 5.508, che mette in discussione il ruolo – finora incontestato – della mafia giapponese. La vicenda, che vista da occhi italiani ha del surreale, si spiega solo quando si chiarisce che in Giappone la Yakuza è un’attività tra le altre. Insomma: la mafia è legale. Il governo la tollera perché i suoi 22 clan, che danno lavoro a 85mila persone, si occupano di attività considerate “un male necessario di ogni società”: prostituzione, scommesse, racket. Così facendo, le autorità hanno pieno accesso ai conti delle “famiglie”.

DROGA - La situazione è cambiata da quando la mafia ha iniziato a occuparsi anche di traffico di droga. Spingendo lo Stato su posizioni più dure, e i cittadini alla diffidenza. Fino a pochi anni fa, tutto era più tranquillo. I Dojinkai, ad esempio, trasferirono il loro quartier generale in un palazzo di sei piani in un’area commerciale di Kurume, nell’ovest del Giappone, nel 1986. E decisero di integrarsi perfettamente nel quartiere. Le regole imposte dal capoclan erano ferree: cortesia nei saluti ai vicini. Nessuna ostentazione: vietati i doppiopetti, il parcheggio in strada delle auto di lusso (permesso solo durante la riunione della famiglia, una volta al mese). E rispetto delle autorità rionali. Quando, il 10 ottobre 1998, il 56enne signor Akemi Shigematsu (una sorta di amministratore di zona) si lamentò per “1) mancati saluti 2) telefonate a voce alta in mezzo alla strada nel cuore della notte 3) disordinata disposizione della spazzatura”, l’allora capoclan Yoshihisa Matsuo accettò le lamentele. E rimbrottò i “confratelli”.

LA ROTTURA - Due anni fa, però, il clan si è spezzato. E la nuova fazione, i Seidokai, è arrivata al punto di fare vittime (tra cui un innocente, scambiato per il leader dei Dojinkai. Il vero leader ha visitato la vedova, sparso incenso, lasciato denaro in compensazione). E ha sparato in strada. Una volta. Alle undici di notte. Troppo. “Non possiamo vivere in pace”, ha detto al New York Times Kimiyo Morita, 62 anni. C’è chi li difende (“Devono pur guadagnarsi da vivere. E poi sono così gentili, salutano sempre”, dice una signora. Ma la causa ha già spinto i Dojinkai a spostarsi. Di qualche metro più in là, in attesa di un possible verdetto. «Il nostro quartier generale è il nostro castello», spiega al NYTimes il 54enne Nobuyuki Shinozuka, comandante in capo del clan. «Sappiamo che possiamo disturbare la società. Ad esempio perché noi non sogniamo la vendetta: la attuiamo». E la causa? «Tocca allo Stato decidere. Se pensa di non aver più bisogno di noi, può mettere al bando la Yakuza. Ma se non è così, troveremo un altro modo per sopravvivere
».

Origami, l'ultima frontiera

Il fiocco di neve non c'entra niente, ma questo l'ho fatto io e tagliare mi da molta più soddisfazione di piegare.

Quanta pazienza infinita, quanta fantasia e tecnica negli origami! Tutti ci siamo cascati, prima o poi. Io che ho sempre guardato con stupore e ammirazione i palloncini di carta riesco solo a fare il Cigno. Il mio capolavoro, fatto in stato di grazia e particolare rincoglionimento è stato una palla di non so quanti pezzi di carta incastrati, bellissima, che non saprei assolutamente rifare e che fa bella mostra di se sopra il comò, preziosa come una reliqua.
Oggi però per tutti coloro che cercano le gioie dell'origami senza le pene, ecco instant origami, (cliccare prego) l'origami zen, l'ultima frontiera dell'arte di piegare la carta, la giusta vendetta per tutti quei disgraziati che si sono cimentati in questa bellissima quanto pallosissima tecnica.
Anche il video racconta l'origami come arte zen, ma mi raccomando prima cliccate instant origami. Buon divertimento

Mosaic Street Luminarie 2008


Cliccate per ingrandire


Con quest'abbondanza di luminarie, a Tokyo è già Natale. Ai giapponesi piace il Natale e fanno di tutto, mi sembra, per creare atmosfera e aria natalizia.
Queste foto le ho scattate l'ultima sera prima di partire dopo essermi rimpinzata con una cena a base di barbecue. Passeggiata fino alla stazione di Shinjuku ovest. Da li', tra la stazione Odakyu e i magazzini Keio parte una stradina in salita che chiamano Mosaic Street e che collega l'uscita ovest (Shinjuku nishiguchi) a quella sud (shinjuku minamiguchi). Sulla stradina scende o sale un vero fiume di luce, un'aurora boreale o se preferite una specie di via lattea (come si vede bene dall'ultima foto) mentre qua e la ci sono dei pannelli con azzurre decorazioni floreali (anche se ho scovato un giapponessissimo usagi).
La parte centrale di Mosaic street invece, di fronte al bar di tapas Paradorina ospita un vero bosco di fintissimi alberi di natale bianchi e plasticosi che non valeva la pena di fotografare (ma che invece ai giapponesi piacciono moltissimo a giudicare dalle foto che si facevano fare...). Sono passata di qua l'otto novembre e avevano già inaugurato tutto questo ben di dio che da Mosaic Street continua per tutta
Shinjuku Southern Terrace fino ad arrivare fino sotto quasi la torre Docomo. Un vero spettacolo di luci e colori. Sembra che tutto questo scintillio sia per festeggiare il decimo anniversario della costruzione di Shinjuku Southern Terrace, un bello spazio urbano che si sviluppa di fronte a Takashimaya, Kunikuniya e Tokyu Hands e che in effetti è una passeggiata larga che ospita tra le altre cose un albergo grattacielo, il ristorante Pesce d'oro, un frequentatissimo Starbuck, un perennemente affollato Krispy Donuts, e il negozio Franc Franc. Che poi è la parte di Shinjuku anzi di tutta Tokyo che preferisco, il mio posto preferito, Southern Terrace.
Le luminarie della Southern Terrace sono diverse rispetto a quelle di Mosaic Street ma ugualmente belle, appena trovo l'altra memoria fotografica le posto.

Mosaic Street


Istallazione luminosa all'ingresso di Mosaic Street dalla parte di MYLORD a Shinjuku nishiguchi

Abbazia delle Tre Fontane

Questo post lo volevo inserire prima di partire ed era un suggerimento per una passeggiata in una Roma fuori dagli itinerari più conosciuti. Lo posto adesso. Cliccate nella foto per vedere bene :
- la facciata dell'abbazia da sotto e da sopra la collina;
- le casette caraibiche colorate e le tendine di bambù giapponesi della comunità.
N.B. Sulla foto ho scritto sbagliando basilica di San Paolo (chè si trova da un'altra parte). Questa è l'abbazia di San Paolo.

In un posto abbastanza infelice sorge, tra il quartiere dell'Eur e via del Tintoretto, addossata alla trafficata e rumorosa Via Laurentina l'Abbazia di San Paolo alle Tre Fontane.
Soffocato dal traffico e schiacciato dai tentacoli di Roma il monastero ( vi abitano i frati cistercensi) è racchiuso da una lunga cinta muraria e vi si accede attraverso due porte. E' un bellissimo posto dove andare a fare una passeggiata e staccare la spina per un po'. Oltre il muro di cinta infatti regna tutta un'altra atmosfera. Ghiaia, acciottolato, giardini e sentieri curati portano il visitatore a ben tre chiese. Quella che preferisco è l'abbazia stessa, la prima costruita nel monastero che conserva tutto del suo impianto medievale. La facciata semplice e austera è rallegrata da quattro palme altissime, di quelle che si vedono ogni tanto nei chiostri e nei giardini romani.
C'è sempre molta gente in visita al monastero, quest'anno è l'anno paolino e in tanti vengono nel luogo dove tradizione vuole sia stato martirizzato San Paolo.
Il complesso oltre ad ospitare le tre chiese, ha una liquoreria trappista dove vendono cioccolata e rimedi erboristici. C'è poi una scuola di arte, un negozio di articoli religiosi (dove ho trovato il famoso incenso omanita), un asilo nido e una volta la settimana, la domenica apre i battenti un negozietto, IL DONO, gestito da dei volontari che offrono oggetti per lo più fatti a mano e che se acquistati finanziano non so bene quale progetto in Africa. Ci si trovano cose molto carine.

Se poi con in faccia la prima chiesa, l'abbazia cistercense, vi inoltrate sulla destra, e seguite il muro di cinta, troverete un bar-ristorante dai prezzi popolari e poi ancora più su, immerso tra campi coltivati a ulivi e un bosco di eucalipti (piantati dai monaci il secolo scorso) un'intera collina ricoperta da una cittadella in legno abitata da una comunità di suore, le piccole sorelle di Gesù. Da sopra la collinetta vedrete l'intero complesso abbaziale, ed è una bella vista.

La cosa più interessante di questa cittadella è l'atmosfera un po' fuori dal mondo e l'architettura: prefabbricati dipinti in legno verde e rosso arrampicati e sparsi sulla collina, finestre con tendine di bambù e una chiesa dove con grande sorpresa le suore tolgono le scarpe per entrare. Tutto ha un'aria tra il caraibico e il giapponese. Allora incuriosita ho chiesto (anche perchè quassù non ci arriva nessuno e se non chiedi tu chiedono loro :) ) del perchè e mi hanno risposto che l'abitudine di entrare in chiesa senza scarpe se la portano dietro dall'Africa sahariana, quando la prima chiesa usata dall'ordine, cinquant'anni prima, era proprio una tenda.
Bello no?

Qui il sito dell'Abbazia, dettagliato e utile.

多分そんなに夢名でわない場所ですけれども、コンナ教会はとてもきれいです。ロマの南方にありまして、eurと言う地区にあります。この場所は昔田舎でした、しかし今は本当ににぎゃかな所です。
でも san paolo alle tre fontane 壁を入ってすぐロマのじゅうたい忘れる。壁の中に違う世界です。。。。三つの教会があります。一番面白いのは一番古いです,中世の教会のsanto anastasio, 写真の教会。そとと中はとても simple style です、ロマネスクエ 時代です。

Usagi Novembrini

Biscottini novembrini all'uva passa


Da Tokyu Handsu (il mitico Tokyu, otto piani di meraviglia) ho comprato le formine per biscotti. Roma oggi ha visto grandine e tanta pioggia, una bella scusa per rilassarsi a impastare e infornare la colazione di domani. Biscotti di riso e mais con uvetta passa.
Ingredienti:

150 gr di farina di mais
150 gr di farina di riso
1 tuorlo
120 gr di burro a pezzetti
70 gr di zucchero di canna
mezzo bicchiere di latte
una manciata di uva passa
un pizzico di sale
una bustina di lievito

Impastate le farine con il burro, aggiungete lo zucchero, il tuorlo e il latte e alla fine il lievito e l'uva passa. Fate una palla e lasciate riposare un pochino. Stendete una sfoglia di qualche centimetro e cominciate a "stampare". Adagiate su una placca da forno imburrata e fate cuocere 20 minuti a 180 gradi.

Tadaima!


Tadaima! Eccomi tornata. In realtà già da quasi una settimana, ma sono stata travolta dagli eventi. Devo fare una montagna di cose, tra cui scaricare qualche centinaia di foto, riordinare le idee e sopravvivere alla Cai. In questi giorni non ho avuto tempo di fare niente se non seguire da vicinissimo la vicenda di mamma Alitalia. Ma Minnasan sono proprio qui ora (tada ima) e non me ne andrò per un bel po' di tempo, quindi
a prestissimo, Neve*.
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Tokyo e Onsen Segrete

Parto. Torno una settimana in Giappone. Un po' del solito Giappone e un po' di nuovo Giappone. Appena 10 giorni 8 notti.
Tokyo, Tokyo, Tokyo, poi per la prima volta Nikko (Nikkô wo minai uchi wa kekkô to iu na, chi non ha visto Nikko non può dire d'aver visto il bello), una notte nella Dai inaka del Tochigi ken per un'escursione nella OKUKINU (la valle delle onsen nascoste) , infine un'escursione in giornata dalla capitale a Kawagoe, la piccola Edo.

Il resto sarà la solita Tokyo dove ho un numero infinito di posti vecchi e nuovi da vedere e rivedere. Di nuovo ad Asakusa, Shinjuku, Harajuku, Shibuya, Ueno, Yanaka, e per la prima volta Shimokitazawa, il mercato delle pulci del tempio di Hanazono, Ikebukuro, Ebisu, Kichioji e l'Inokashira park, il quartiere di Shimabata, Dayankiyama......e poi tutta una serie di negozi che devo asssssssolutamente cercare e saccheggiare. :)

Nell'attesa beccatevi un corto che è come un haiku, breve e folgorante. Si intitola "viaggetto a Tokyo" e ne è autore di Alessandro W. Mavilio, un professore di italiano a Kyoto che realizza bellissimi street movies. Protagonisti sono il Giappone e le sue strade, attori inconsapevoli coloro che le abitano e le percorrono. Brevi e illuminanti incursioni di quotidianità giapponese.

http://www.taoistmovies.com/show.asp?mid=165

Fico assim sem voce

Più passa il tempo, più mi piace il portoghese, così vocalico, morbido e scuro. Così adatto a cantare e raccontare storie, così vibrante di suoni e denso di dolore, il portoghese lingua d'amore.




Avião sem asa, fogueira sem brasa, Sou eu, assim sem você (aereo senza ali, fuoco senza brace, così sono io senza te)

Futebol sem bola Piu-piu sem Frajola Sou eu, assim, sem você... (calcio senza palla, Titti senza Gattosilvestro così sono io senza te)

Porque é que tem que ser assim? (perchè dev'essere così?)

Se o meu desejo não tem fim Eu te quero a todo instante ( il mio desiderio non finisce, ti amo in ogni istante)

Nem mil auto-falantes Vão poder falar por mim... (nemmeno mille altoparlanti potranno parlare per me)

Amor sem beijinho Buchecha sem Claudinho Sou eu, assim, sem você (amore senza bacio, Buchecha senza Claudinho così sono io senza te)

Circo sem palhaço Namoro sem amasso Sou eu, assim, sem você... (un circo senza pagliaccio, un amore senza abbracci così sono io senza te)

Tô louco pra te ver chegar Tô louco pra te ter nas mãos (divento matta per vederti arrivare, divento matta per tenerti le mani)

Deitar no teu abraço Retomar o pedaço (per abbandonarmi nel tuo abbraccio e riprendermi il pezzo)

Que falta no meu coração... (di cuore che mi manca)

Eu não existo longe de você E a solidão, é o meu pior castigo (non esisto lontano da te e la solitudine è il mio peggior castigo)

Eu conto as horas pra poder te ver Mas o relógio tá de mal comigo... (conto le ore per vederti ma l'orologio ce l'ha con me)

Por que? Por que?

Neném sem chupeta Romeu sem Julieta Sou eu, assim, sem você (un bimbo senza ciuccio, romeo senza giulietta, così sono io senza di te)

Carro sem estrada Queijo sem goiabada Sou eu, assim, sem você... (una macchina senza strada, formaggio senza marmellata, così sono io senza te)

Porque é que tem que ser assim? (perchè deve essere così)

Se o meu desejo não tem fim Eu te quero a todo instante (il mio desiderio non finisce e ti desidero in ogni istante)

Nem mil auto-falantes Vão poder falar por mim... (nemmeno mille altoparlanti potranno parlare per me)

Eu não existo longe de você E a solidão, é o meu pior castigo (non esisto lontano da te e la solitudine è il mio peggior castigo)

Eu conto as horas pra poder te ver Mas o relógio tá de mal comigo (conto le ore per vederti ma l'orologio ce l'ha con me)

****

.... non esisto lontano da te e la solitudine è il mio peggior castigo....


adriana calcanhotto

I miei primi biscotti

Ci sono cose che non fai perchè pensi di non saper fare e cose che non sai fare, e quindi non fai. I biscotti rientrando nel primo caso pensavo di non saperli fare. In realtà non che me ne fregasse in particolar modo. E invece.....eccheli qui! Belli tondi e speriamo pure buoni.
Golosa soprattutto di salato e fondamentalmente pigra, l'idea di intrugliare per più di mezzora tra nuvole di farina, uova e burro mi ha sempre frenato ma sarà la voglia di dolce, o una certa smania di manualità che mi ha preso insieme alla voglia di provare cose nuove, mi sono decisa un pomeriggio (oggi) a cimentarmi in quest'opera titanica: biscotti frollini alla farina di riso con granella di nocciole. Sembra una cosa complicata e invece no. Io sono contenta e il mio medagliere di dolci adesso oltre al solitario ciambellone (che ho ricevuto in dote da mamma, con la variante ciambellone alle mele) annovera anche i MIEI PRIMI BISCOTTI :)

Questi gli ingredienti. La ricetta trovata su internet è stata rivista e corretta, primo perchè sono molto poco precisa secondo perchè mi piace cambiare le cose in corsa.

-150 gr di farina bianca
-200 gr di farina di riso
-130 gr di zucchero di canna integrale
-140 gr di burro
-1 uovo intero
- mezza bustina di lievito sciolta in un po' di latte
- granella di nocciole per decorare
- un pizzico di sale (non so se serve a qualcosa, ma mi piace pensare di si)

Modus operandi: (molto a modo mio e in ordine sparso)

Mettere le due farine a fontanella e aggiungere il pizzico di sale. In una terrina mettere lo zucchero e aggiungere l'uovo. Amalgamare. Aggiungere il composto alla farina insieme al burro fuso ma non bollente. Impastare in modo da ottenere abbastanza velocemente la pasta frolla. Per ultimo inserire nell'impasto un bicchierino di latte con dentro mezza bustina di lievito, continuare ad impastare finchè non avrete ottenuto un impasto bello unto ma compatto. A quel punto stendere e ottenere una sfoglia di un cm circa (molto circa) e cominciare a fare i biscotti. Io ho usato un bicchiere piccolo. Adagiare su una placca rivestita di carta da forno, spolverare i biscotti con la granella di nocciole ed infornare a 180° per 15 minuti (mi raccomando forno già caldo).
Fatto. L'odore che gira per casa è wunderbar (come direbbero i tedeschi), dopocena sen
tiremo il sapore. Ciao



Colori d'autunno




Nostalgia d'estate: boulgour con formaggio e ceci

Questo l'ho ho fatto un po' di tempo fa, non molto in realtà, forse meno di un mese, ma la differenza di temperatura di questi giorni a Roma fa sembrare l'estate un ricordo sbiadito ormai.

E' un piatto unico, veloce e piuttosto completo. Ingrediente base il
Boulgour, il grano cotto e spezzato tanto utilizzato nella cucina mediorientale. Lo preferisco al cous-cous, perchè mi sembra più leggero e digeribile.

Questa insalata di boulgour si può mangiare calda oppure fredda.
Si mette il boulgour che trovate nei negozi di alimenti biologici, nei negozi intorno piazza Vittorio oppure da Castroni a bagno in acqua tiepida e lo si lascia rinvenire per circa 20 minuti. Poi si mette a cuocere un altro quarto d'ora in acqua salata. A questo punto lo si lascia riposare qualche altro minuto in modo che si gonfi ben bene, si scola e si passa al condimento. Io per questa insalata estiva ho utilizzato :

Ceci, formaggio pecorino sardo tipo fiore, olio extravergine di oliva, pepe e basilico.

Un'ossessione tutta giapponese: le stagioni


Dalle Note del guanciale di Sei Shonagon, dama del decimo secolo alla corte dei Fujiwara, posto il capitolo sulle stagioni. Già più di mille anni fa l'animo giapponese era sensibile al ciclo della natura.

Caratteristiche piacevoli delle stagioni, secondo Sei Shonagon

"L'aurora a primavera: si rischiara il cielo sulle cime delle montagne; sempre più luminoso, e nuvole rosa si accavallono snelle e leggere.
D'estate, la notte: naturalmente col chiaro di luna; ma anche quando le tenebre sono profonde. E' piacevole allora vedere le lucciole in gran numero rischiarare l'oscurità, oppure distinguere solo le luci di alcune di loro. Anche quando piove la notte ha un suo fascino.
Il tramonto in autunno: malinconico quando i raggi del sole calano obliqui dalla vetta (....) e i corvi a gruppi di due, di tre, di quattro si affrettano disordinatamente al nido; (...) L'armonia del vento e il ronzare degli insetti, quando il sole è calato, infondono una dolce tristezza.
D'inverno, il primo mattino: bellissimo inutile dirlo, quando cade la neve. Bello è anche il candore della brina; oppure riattizzare il fuoco rapidamente, quando il freddo è più intenso e attraversare le sale portando il carbone (.....) "


Edizioni Oscar Mondadori
a cura di Lydia Origlia

Tango Alitalia


Si desapareció
en mi aparecerá
creyeron que murió
pero renacerá
Llovió, paró, llovió
y un chico adivinó
oímos una voz, y desde un tango
rumor de pañuelo blanco
No eran buenas esas épocas
malos eran esos aires
fue hace veinticinco años
y vos existías, sin existir todavía
Si desapareció
en mi aparecerá
creyeron que murió y aquí se nace,
aquí la vida renace
No eran buenas esas épocas
malos eran esos aires
fue hace veintinco años
y vos existías
No eran buenas esas épocas
malos eran esos aires
fue hace veinticinco años
y vos existías, sin existir todavía
Epoca, Gotan Project

La fine di Alitalia: quello che non ha senso ne mai ce l'avrà, quel che non ha vergogna ne mai ce l'avrà.




Alitalia salva? Alitalia è morta!  
La mia rabbia ha bisogno di giganti, troppe parole, troppe, troppe in questa brutta storia. Il numero degli esuberi? Non ce lo dicono i sindacati (tutti quelli che si sono seduti al tavolo hanno firmato, tutti!) perchè è un numero che fa paura.

Troppa rabbia per continuare a scrivere, ma questo pezzo di Chico Buarque cantato da una bellissima e incazzatissima Maria de Medeiros mi pare proprio adatto. Tornerò, con più calma.


Oh, che sarà, che sarà
che vanno sospirando nelle alcove
che vanno sussurrando in versi e strofe
che vanno combinando in fondo al buio
che gira nelle teste, nelle parole
che accende le candele nelle processioni
che va parlando forte nei portoni
e grida nei mercati che con certezza
sta nella natura nella bellezza
quel che non ha ragione nè mai ce l'avrà
quel che non ha rimedio nè mai ce l'avrà
quel che non ha misura



Oh, che sarà, che sarà
che vive nell'idea di questi amanti
che cantano i poeti più deliranti
che giurano i profeti ubriacati
che sta sul cammino dei mutilati
e nella fantasia degli infelici
che sta nel dai-e-dai delle meretrici
nel piano derelitto dei banditi
Oh, che sarà, che sarà
quel che non ha decenza nè mai ce l'avrà
quel che non ha censura nè mai ce l'avrà
quel che non ha ragione


Ah che sarà, che sarà
che tutti i loro avvisi non potranno evitare
che tutte le risate andranno a sfidare
che tutte le campane andranno a cantare
e tutti gli inni insieme a consacrare
e tutti i figli insieme a purificare
e i nostri destini ad incontrare
persino il Padreterno da così lontano
guardando quell'inferno dovrà benedire
quel che non ha governo nè mai ce l'avrà
quel che non ha vergogna nè mai ce l'avrà
quel che non ha giudizio

Per addolcirmi la giornata

In questo preciso istante sgranocchierei untuosissime patatine, salate, magari pure un po' bruciacchiate, invece sgranocchio mele essiccate! Qualche anno fa in austria le ho assaggiate in un mercatino di prodotti biologici e purtroppo non le ho più trovate. Poi una sera mi sono messa a smanettare sulla rete e sono incappata in lebe-gesund che tra le altre cose vende Apfelchips, mele affettate e disidratate, senza zucchero aggiunto. Una vera ghiottoneria da addentare senza starci troppo a pensare. Il sito è completamente in tedesco, ma non è un problema individuare le mele ed ordinare online. La spedizione è ultra veloce e a prezzi onestissimi.

Ristoranti giapponesi a Roma: Autunno e Lunch Set da Hamasei


Foto e Collage di Neve*

Oggi è sabato, Roma regala ancora giornate calde, cieli alti di nuvole barocche, l'affaire Alitalia è agli sgoccioli e io mi concedo una pausa giapponese in questa città molto poco cosmopolita.
Pranzo da Hamasei. Nel panorama piuttosto affollato di ristoranti giappo, pseudo giappo, approssimativamente giappo, Hamasei è un punto fermo.
Sta là in via della Mercede, tra piazza San Silvestro, piazza di Spagna e via del Tritone dai lontani anni 70, pioniere della cucina orientale in una città tradizionalista e caciarona come Roma.
Hamasei resiste e si rinnova. Tra i giapponesi romani è il più tradizionale e il più grande ristorante di Roma. Ora è ancora più grande, ed offre oltre ad una sala tatami, un nuovo sushi bar (che stanno ultimando), diversi ambienti e nella parte nuova c'è un lungo tavolo per avventori singoli con una grande zona di tavolini per due. L'arredamento seppur minimalista è caldo. Come tutti i giapponesi non è particolarmente economico, ma se ci andate all'ora di pranzo con 15 euro si può scegliere tra quattro tipi di Lunch Set : sushi-sashimi-salmone alla griglia- tonkatsu, la cotoletta di maiale.
Il sushi e il sashimi set sono i più richiesti e si capisce il motivo, una qualunque vaschetta di sushi anche take away (nei supermercati o da Daruma) non costa mai meno di 10 euro. Qui nel vassoio trovate anche un antipasto, sottoaceti, una ciotola di misoshiru e un po' di frutta. Potete mangiare in pace, seduti in un bell'ambiente e serviti da personale efficiente e discreto. Che volete de più? Le bevande sono a parte, ma una teiera di te verde costa 3 euro.
Hamasei, via della Mercede, 35 Roma tel. 06 6792134

Foto di Neve*
Nuvole barocche sull'isola Tiberina