Bum BUM bUM Buon 2008!

GORAN BREGOVIC

Kalasnjikov


Cigani! Juris!!!

Boom, boom, boom, boom, boom................. kutz, kutz ehy ja

Boom, boom, boom, boom, boomKana hi naj kutz, kutz ehy ja

Devla, .....................

Devla, ....................

Devla, mi dzav te mange an(do) for?

Jek bar? kalashnikovKalashnikovKalashnikovKalashnikov, kalashnikov

Eeeeeeh...

Boom, boom, boom, boom, boom.................................................

Dalakovac, Markovac, Mala Krsna, Lajkovac,Caje, suje, ajde, hopaaaaa

Collage d'estate

Foto e Collage di Neve*

Golfo di Orosei, Sardegna luglio 2007, la mia Sardegna, quella che conosco e amo di più, dove i colori del Gennargentu si inabbissano nel blu del Tirreno.
La terra dei miei padri, un po' del mio sangue.


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La prima volta in Giappone, Kyoto.



Primo viaggio in Giappone. Estate. Parto sola, faccio un "viaggio studio", la scusa più bella per conoscere persone, luoghi ad una cifra accettabile.
In fatto di vacanza, non c'è niente da fare, il viaggio studio è insuperabile. E non fa niente se la scuola non è il massimo, se la famiglia non ti si fila, o se quando torni a casa anzichè inglese (per esempio) parli con un vago accento umbro perchè nella tua classe si è trasferita per l'estate l'intera 3c di Terni .
Le vacanze studio sono così, straordinarie opportunità di vita, pazienza il resto.
Io stavolta sono partita con le migliori intenzioni: niente è lasciato al caso, ho curato al particolare i miei 3 mesi in Giappone, per il primo intercontinentale mi sono arrovellata sulla scelta della città e poi, fondamentale per la riuscita del viaggio ho deciso che no, questa volta niente college, niente appartamento, no,questa volta si fa sul serio: si fa "homestay".
Sono eccitatissima, sto' viaggetto m'è costato una piccola fortuna, ma le premesse sono ottime: ho studiato tutto nei minimi dettagli, il volo con scalo a Londra, la scuola, la città.
Ho organizzato tutto tutto, persino l'ultima settimana di permanenza in Giappone, quando ho pensato di gironzolare per l'arcipelago, a sud fino a Hiroshima e a nord fino ad Hakodate in Hokkaido, con il Japan Rail Pass.
Sono convinta di avere avanti una grande estate.
Il viaggio è lungo, ma non sto nella pelle e persino la piatta e acquitrinosa Siberia che vedo dal finestrino, mi sembra interessante. Il volo, British Airways, è carico di giapponesi felici di tornare a casa, l'euro non esiste ancora e lo yen va forte.
Dodici ore sono lunghe da passare, ma conversare con una simpatica coppia mi aiuta a passare il tempo. Ci siamo, abbiamo piegato sulla penisola della Kamchatchka (si scriverà così?), siamo sopra il mar del Giappone, e tra poco atterreremo. Il tempo di riempire i moduli della dogana, stiracchiarsi un po' e iniziamo la discesa verso l'aeroporto intercontinentale di Osaka, l'aeroporto sull'acqua, l'aeroporto firmato da Renzo Piano.  Attero su un pezzetto d'Italia.
Sono fresca come una camicia di lino indossata, ma prontissima, carica e super positiva. Tutto andrà bene.
Formalità doganali ok, da lontano occhieggia il nastro della riconsegna bagagli già in movimento. Escono i primi bagagli. Che fenomeni 'sti giapponesi, che organizzazione, che precisione. Che dici, faccio in tempo ad andare in bagno? Giusto una rinfrescata, faccio subito tanto sto' leggera, con me ho solo lo zainetto con dentro due tubi di baci perugina da regalare alla mia famiglia. Torno subito.
Orrore. Il nastro sta sputando fuori tutti i bagagli tranne il mio. Non scherziamo, che ho solo quel valigione con tutto, ma proprio tutto dentro. Nell'attesa nervosa io e i baci perugina abbiamo un crollo. Loro per il caldo io per la disperazione. Mentre i minuti passano prego che il nastro non si fermi, mentre il sudore si ghiaccia sul mio viso insieme a tutti quei sorrisi che fino a poco prima dispensavo fiduciosa al mondo intero....
Rumore. Preghiere inutili, il nastro si ferma. E' la fine.
Completamente sola e senza una mutandina di ricambio a 12000 km da casa! E adesso che faccio se il bagaglio non arriva? Come sopravvivo in un paese dove la taglia più grande di reggiseno e la 2 coppa c? No, io non ci penso proprio a tornarmene a casa. La mia estate va in pezzi, così i miei sogni e pure tutto il rimmel sciolto come i cioccolatini perugina.
Calmiamoci, non tutto è perduto, una cosa la possiamo fare: la denuncia. Azz.. ma il mio giapponese non brilla proprio, dopotutto non ero venuta fino qui per impararlo? Non sto in me, ho detto che parlo poco giapponese e l'inglese dell'impiegato non ve lo sto a dire..


Ma mi aiutano in tanti, la coppia con la quale ho attraversato le lande siberiane, ma soprattutto due perfette sconosciute che assistito a tutto il mio psicodramma preoccupate si avvicinano, e con un dolcissimo sorriso si scusano con me del pessimo benvenuto che il loro paese mi sta riservando, quindi, per rimediare e confortarmi un po' mi fanno dono di ben ventimila yen per le prime spese!
In che paese sono mai capitata, mi chiedo . 
Nel posto giusto, mi sono risposta, perciò rincuorata ho iniziato la mia  estate, che è stata un fuoco d'artificio. 

Giappone, nel mio cuore


Le mie volte in Giappone:

Luglio-settembre 1997, Kyoto
Dicembre 2000- marzo 2001 Tokyo
Marzo-aprile 2002 Tokyo
Luglio-agosto 2005 Nagano
Novembre 2006 due settimane a zonzo
Marzo 2007 e ottobre 2007 ancora Tokyo, pochi giorni, solo il tempo di vedere i fiori di ciliegio cadere e le foglie arrossire.
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Autunno giapponese, qualche foto


A Natale tradizione sardo-romana



Da mamma si segue la tradizione e questo il pranzo del 25 di dicembre:
Niente antipasto, si comincia con una bella tradizionale stracciatella, quella fatta con brodo di gallina, uovo e tanto, ma tanto parmigiano.
Seguono cannelloni al forno al sugo con besciamella, fatta in casa. Il ripieno dei cannelloni è una contaminazione di cucina sardo-romana. Il ripieno, vegetariano, è fatto con
mozzarella inacidita, girata con un pizzico di sale, farina e amalgamata con bieda. Questo è il ripieno che mia nonna ha sempre usato per gli agnolotti o ravioli, da quando nel 1935 lasciò assieme a mio nonno Dorgali e la Sardegna in cerca di giorni migliori sul continente. Mamma usa questo ripieno sia per gli agnolotti che per i cannelloni. Da qui la contaminazione.
Per secondo, immancabile e buono da urlo il re della tavola il romanissimo abbacchio al forno, accompagnato da pisellini in umido e puntarelle con alici. Per finire un po' di panpepato, seadas con miele, mirto e passito.
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Menu delle Feste

Quest'anno ho avuto una splendida idea : invitare gente a cena la sera del 24! Non sono granchè abituata a cucinare per molte persone, quindi ho pensato che sarebbe stata una buona idea avvantaggiarmi mettendomi in cucina alle quattro del pomeriggio, per poi avere un po' di tempo a ridosso della cena per rilassarmi. So' stata 4 ore in cucina. Però che risultato. Avrei voluto fotografare le mie succulente pietanze, ma al momento del bisogno la macchinetta è sparita, quindi le foto che ho postato sono solo quelle della tavola imbandita per la festa e dove fa bella mostra di se un buonissimo bianco sardo, il Cala Luna, della cantina sociale di Dorgali, che abbiamo bevuto in allegria.
Il menu che ho pensato e cucinato non è particolarmente tradizionale, ho però rispettato la regola che obbliga per la vigilia di mangiare MAGRO.
Prima di tutto : Polpettine di cavolfiore
Come primo piatto: Orecchiette con cime di rapa, cozze e telline
Come secondo piatto: Orate al forno con patate
Dolce: Crema di Yogurth bianco con frutti di bosco e scaglie di cioccolato fondente.

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Buone Feste!!!!


Oggi 23 dicembre, mentre Roma corre impazzita da un posto all'altro, trovo il tempo, ma soprattutto la voglia di fare l'albero di Natale.
Mi è sempre piaciuto questo simbolo di abbondanza e properità, di ricchezza e naturale allegria.
L'albero, che secondo me può essere di qualunque materiale, non deve essere piccolo. Alla larga dai quei cosi rinseccoliti messi sui televisori, piccoli e storti.
Mi spiegate a cosa servono quei poco più che bonsai che così spesso si vedono in giro? Ti dicono che è il simbolo che conta. Palle. A parte che il micro albero è di una tristezza infinita, ma poi se simbolo beneaugurante deve essere, se ricchezza deve portare, allora esagerare no, ma almeno abbondare.
Bandite quei rametti secchi da sopra le scrivanie , prendete un bell'alberone e scatenate la fantasia.
L'albero di Natale augura ricchezza, frutti maturi, è la preghiera affinchè la primavera sia ricca di doni, che dopo il freddo inverno segua la gioia del calore. Quindi, un bell'albero, oltre che grande (il mio sogno sarebbe averne uno alto fino al soffitto), e stracarico di tutto quello che vi piace, deve brillare, anzi abbagliare.
Il massimo poi sarebbe quello di metterlo vicino alla finestra, così da mostrarlo a tutti così da permettere a tutti di goderne la vista e alleggerire lo spirito.
Il mio passatempo preferito in questo periodo è stare col naso in su a cercare dietro le finestre accese, tra le tende il luccicore degli alberi di Natale.
Ma ahivoglia a guardare. Sono poche le finestre che hanno un albero da offrire.
Ogni tanto però ci si imbatte nella generosità degli alberi sui balconi. Che belli che sono, ingioiellati da collane di palle colorate grosse e sfaccettate. Si accendono e spengono solitari e ganzi sui balconi di Roma.

Resoconto terzo Mercatino giapponese di Roma


Si è svolto domenica 16 dicembre il terzo appuntamento del mercatino giapponese di Roma. Questa volta è stato fatto al circolo degli artisti in via Casilina Vecchia.
Io avevo un banchetto stra-figo, per chi se ne intende, pieno di superfortunati Manekineko che sono andati via come l'acqua (foto) e di oggettistica della più varia, tutta presa in Giappone.
Il mercatino ha aperto alle 11 ed è andato avanti fino a sera inoltrata e io seppur infreddolita mi sono divertita parecchio.

Che Chanbara!

Ogni tanto si prendono delle "sole".
Ieri sera ne ho presa una. All' Auditorium di Santa Cecilia davano lo spettacolo giapponese Chanbara, tamburi e spada. L'accostamento dei tamburi e delle spade mi pareva strano, ma a Roma le occasioni di assistere a spettacoli giapponesi è così limitata che non si va tanto per il sottile.
Altra anomalia, lo spettacolo iniziava alle 20.30, piuttosto presto per le nostre abitudini.
Arrivati all'Auditorium, dopo una ricerca spasmodica del parcheggio la settimana prima di Natale, ci siamo accomodati in galleria (euro 20) e un'altra anomalia mi si è presentata: la comunità giapponese era pressochè assente, cosa piuttosto strana vista la penuria di appuntamenti nipponici nella capitale e tra il pubblico c'era il pieno di adolescenti.
Sempre più sospettosa mi sono messa a leggere la locandina, e per scrupolo ho dato un'occhiata al nome degli artisti, tanto per accertarmi che fossero veramente giapponesi. Lo erano quindi, mi sono tranquillizzata e ho deciso di dar credito a chi aveva organizzato l'evento (Romaeuropa Festival) e al fatto che avevano fatto addirittura due serate.
Quando però si è fatto buio in sala e è iniziato lo spettacolo, prima ho riso per dieci minuti e poi me so' proprio avvilita.
Sicuramente non capisco nulla di arti marziali, ma quello che ho visto era a metà tra un film di Bruce Lee e i film di Godzilla (quelli con gli attori mascherati e il pupazzone di gomma che con le zampate buttava giù i grattacieli di Tokyo) che davano sulle private negli anni ottanta.
Boh, m'è sembrato uno spettacolo senza senso, accompagnato da effetti sonori da guerre stellari e fumi da disco music. Quelli che maneggiavano la spada erano tutti molto bravi, degli acrobati direi, ma sinceramente lo spettacolo non m'è piaciuto. Di tutto quello che ho visto salvo solo gli assolo di taiko suonati per una decina di minuti alla fine del primo tempo. Basta.
Chanbara è stato una caricatura, uno spettacolo ad uso e consumo degli occidentali, una cosa proprio brutt, direi.
Alla fine del primo tempo, ci hanno invitato ad alzarci ed uscire dalla sala per permettere il cambio scena, io a quel punto non avendo più dubbi e tormentata da crampi di fame, ne ho approfittato e me ne sono andata.

Notorius, l'amante perduta

Secondo me il più bel film di Hitchock.
Ascoltate questo canzone presa da Youtube, guardate il video e sognate.

Terza edizione Mercatino Giapponese di Roma


Occasione ghiotta per chi è a corto di idee in vista del prossimo Natale.
Domenica 16 dicembre si terrà a Roma in via Casilina vecchia, al Circolo degli Artisti, la terza edizione del Japanese Free market. Due sale espositive e anche lo spazio esterno ospiteranno banchetti pieni di Giappone. Dalle 11 di mattina fino a sera (una sala chiuderà invece alle 18).
Appuntamento da non mancare. Ci sarò anch'io con un banchetto "chic and cheap" :) Ingresso gratuito. Se volete assaggiare il sushi, affrettatevi, finisce in un battibaleno.
P.s: Al mio banchetto troverete oggetti introvabbbbili e che ve lo dico a fa' bellissimi.

Norimberga: salsicce e gluhwein

Foto di Neve*
E' tempo di castagne e vin brulè. Il primo fine settimana di dicembre si inaugurano in Germania gli ormai famosi Mercatini di Natale. Un modo per farsi un giro, rimpizzarsi di schifitezze ad alto contenuto di trigliceridi con un minimo di senso di colpa (fa freddo ...).
Quest'anno destinazione Norimberga, seconda città della Baviera, nella regione della Franconia.
Foto di Neve*
Foto di Neve*
Volo diretto Air Berlin, low cost tedesca con servizio da compagnia di bandiera. Tempo di volo 1 e 20 min in andata, 1 e 10 al ritorno. Pernotto Ibis Nurnberg centrum, due stelle catena Accor, 95 euro la doppia senza colazione. Un'esagerazione lo so, normalmente con gli ibis te la cavi con 60 euro, ma dicembre a Norimberga, che sembra abbia il mercato di natale più grande di tutta la Germania (boh?),è proprio alta stagione.
Tempo variabile temperatura sopportabile. Sabato pioggia.

Impressioni: Norimberga, come quasi tutte le città tedesche è stata rasa al suolo dai bombardamenti alleati ma ricostruita identica a prima. Solo che lo sai e non ti fa lo stesso effetto. E' circondata da una possente cinta di mura ed è dominata dal Kaiserburg, la fortezza del sedicesimo secolo, che si visita solo con guida, ma in lingua tedesca. Non parlo tedesco, mi sono accontentata del panorama e del vento che soffiava (freddddo).

Da vedere ci sarebbe anche la casa di del pittore Durer, qualche bella chiesa come San Lorenzo, e ricordi del terzo Reich, come la corte del processo ai gerarchi nazisti.

Escursioni da Norimberga: Bamberga, cittadina patrimonio Unesco,  ben conservata e piena di edifici barocchi. Raggiungibile da Norimberga in 45 minuti di treno, dalla stazione centrale.

Mercatino: ho letto che è il più grande di tutta la Germania, ma non mi è sembrato. Occupa la piazza principale della città, la Hauptplatz e pullula di stands. Io, che sono interessata soprattutto a quelli gastronomici ho notato con disappunto poca, pochissima varietà rispetto ad altri mercati visitati (Francoforte, Treviri, Stoccarda, Rothenburg ober Tauer). La specialità di Norimberga sono i salcicciotti bianchi, perciò se ne trovavano in tutte le salse, anche a metro, mentre c'era ben poco del resto. Per i dolci ci si poteva sbizzarrire di più, waffeln semplici o articolati (panna, nutella, fragole), frutta ricoperta da uno strato di cioccolata, fruchtebrote (pane dolce alla frutta).

Su tutto l'immancabile Gluhwein, vino rosso caldo e speziato da sorseggiare passeggiando.