La prima volta in Giappone, Kyoto.



Primo viaggio in Giappone. Estate. Parto sola, faccio un "viaggio studio", la scusa più bella per conoscere persone, luoghi ad una cifra accettabile.
In fatto di vacanza, non c'è niente da fare, il viaggio studio è insuperabile. E non fa niente se la scuola non è il massimo, se la famiglia non ti si fila, o se quando torni a casa anzichè inglese (per esempio) parli con un vago accento umbro perchè nella tua classe si è trasferita per l'estate l'intera 3c di Terni .
Le vacanze studio sono così, straordinarie opportunità di vita, pazienza il resto.
Io stavolta sono partita con le migliori intenzioni: niente è lasciato al caso, ho curato al particolare i miei 3 mesi in Giappone, per il primo intercontinentale mi sono arrovellata sulla scelta della città e poi, fondamentale per la riuscita del viaggio ho deciso che no, questa volta niente college, niente appartamento, no,questa volta si fa sul serio: si fa "homestay".
Sono eccitatissima, sto' viaggetto m'è costato una piccola fortuna, ma le premesse sono ottime: ho studiato tutto nei minimi dettagli, il volo con scalo a Londra, la scuola, la città.
Ho organizzato tutto tutto, persino l'ultima settimana di permanenza in Giappone, quando ho pensato di gironzolare per l'arcipelago, a sud fino a Hiroshima e a nord fino ad Hakodate in Hokkaido, con il Japan Rail Pass.
Sono convinta di avere avanti una grande estate.
Il viaggio è lungo, ma non sto nella pelle e persino la piatta e acquitrinosa Siberia che vedo dal finestrino, mi sembra interessante. Il volo, British Airways, è carico di giapponesi felici di tornare a casa, l'euro non esiste ancora e lo yen va forte.
Dodici ore sono lunghe da passare, ma conversare con una simpatica coppia mi aiuta a passare il tempo. Ci siamo, abbiamo piegato sulla penisola della Kamchatchka (si scriverà così?), siamo sopra il mar del Giappone, e tra poco atterreremo. Il tempo di riempire i moduli della dogana, stiracchiarsi un po' e iniziamo la discesa verso l'aeroporto intercontinentale di Osaka, l'aeroporto sull'acqua, l'aeroporto firmato da Renzo Piano.  Attero su un pezzetto d'Italia.
Sono fresca come una camicia di lino indossata, ma prontissima, carica e super positiva. Tutto andrà bene.
Formalità doganali ok, da lontano occhieggia il nastro della riconsegna bagagli già in movimento. Escono i primi bagagli. Che fenomeni 'sti giapponesi, che organizzazione, che precisione. Che dici, faccio in tempo ad andare in bagno? Giusto una rinfrescata, faccio subito tanto sto' leggera, con me ho solo lo zainetto con dentro due tubi di baci perugina da regalare alla mia famiglia. Torno subito.
Orrore. Il nastro sta sputando fuori tutti i bagagli tranne il mio. Non scherziamo, che ho solo quel valigione con tutto, ma proprio tutto dentro. Nell'attesa nervosa io e i baci perugina abbiamo un crollo. Loro per il caldo io per la disperazione. Mentre i minuti passano prego che il nastro non si fermi, mentre il sudore si ghiaccia sul mio viso insieme a tutti quei sorrisi che fino a poco prima dispensavo fiduciosa al mondo intero....
Rumore. Preghiere inutili, il nastro si ferma. E' la fine.
Completamente sola e senza una mutandina di ricambio a 12000 km da casa! E adesso che faccio se il bagaglio non arriva? Come sopravvivo in un paese dove la taglia più grande di reggiseno e la 2 coppa c? No, io non ci penso proprio a tornarmene a casa. La mia estate va in pezzi, così i miei sogni e pure tutto il rimmel sciolto come i cioccolatini perugina.
Calmiamoci, non tutto è perduto, una cosa la possiamo fare: la denuncia. Azz.. ma il mio giapponese non brilla proprio, dopotutto non ero venuta fino qui per impararlo? Non sto in me, ho detto che parlo poco giapponese e l'inglese dell'impiegato non ve lo sto a dire..


Ma mi aiutano in tanti, la coppia con la quale ho attraversato le lande siberiane, ma soprattutto due perfette sconosciute che assistito a tutto il mio psicodramma preoccupate si avvicinano, e con un dolcissimo sorriso si scusano con me del pessimo benvenuto che il loro paese mi sta riservando, quindi, per rimediare e confortarmi un po' mi fanno dono di ben ventimila yen per le prime spese!
In che paese sono mai capitata, mi chiedo . 
Nel posto giusto, mi sono risposta, perciò rincuorata ho iniziato la mia  estate, che è stata un fuoco d'artificio. 

5 commenti:

Alessandro ha detto...

Bellissimo eccitato incredibile eppure possibile racconto...
Mi ci riconosco al 100%!

Fabrizio Guerrini ha detto...

Sara' che oggi mi sono messo a 'ravanare' fra i post dei blog che seguo, ma questo post non l'avevo proprio letto !!
E una volta terminato, sento ancora di piu' la nostalgia per il Giappone, che ho visto solo un anno dopo questo tuo viaggio avventuroso.
E sento ancor di piu' una stretta al cuoricino, pensando a quello che e' successo un mese fa proprio nel Sol Levante, e che tuttora li sta mettendo a dura, durissima prova !!
So che possono sembrare le solite parole di rito, ma da circa un mese la mia testa non e' completamente qua in Italia, ogni giorno che passa qualche neurone rimane laggiu' ... e laggiu' un giorno spero di poter tornare, per intraprendere un viaggio che (bagagli persi a parte!) spero possa essere ricordato come quello che hai fatto tu !!!
Ganbatte Nihon !!!

neve* ha detto...

Si hai ragione Fabrizio, il mio incontro con il Giappone è stato un po' burrascoso, ma proprio per questo più bello. Un'estate indimenticabile, un paese indimenticabile. Ganbatte Nihon!

alivin70 ha detto...

In Giappone ne ho viste tante, ma proprio tante. Ma questa dei 20k Yen è insuperabile.... ;)

Anna lafatina ha detto...

Che disdetta... ma anche che meraviglia mi sarei messa a piangere per la commozione!!