A Roma il Tevere è carcerato


A Roma abbiamo il fiume. Lo sanno tutti, ma lo conoscono in pochi.
Si perchè a Roma il Tevere è carcerato. Imprigionato com'è tra i muraglioni costruiti alla fine dell'800 per difendere la città dalle piene invernali, il fiume di Roma è finito per essere dimenticato dai suoi stessi cittadini. Scorre dimenticato, incanalato tra due muri alti di pietra, solo i platani del lungotevere
sembrano tendergli qualche ramo.
Eppure Roma dal Tevere è tutta un'altra cosa. Lungo il fiume vive un'altra città, fatta di circoli sportivi, di pescatori solitari, di chiatte abbandonate e di senzatetto organizzati lungo gli argini o sotto i ponti. Roma dal fiume appare lontana e diversa, silenziosa, quasi campagnola.
Per godersi Roma dal fiume il modo migliore è percorrere gli argini in bici. Qua e la' il fondo non è dei migliori ma si può fare. Si può partire da Saxa Rubra a nord di Roma dove si passa accanto ad ex insediamenti industriali e si costeggiano i centri sportivi della Roma bene.
Qui gli argini sono bassi, il fiume è vicino, si vede e quasi si tocca l'acqua. Il paesaggio è decisamente campestre. Dopo Ponte Milvio gli argini si alzano e la città si allontana. I ponti uno dopo l'altro ci portano a Castel Sant'Angelo, ponte Sisto annuncia Trastevere e dopo l'isola Tiberina si può continuare oltre ponte rotto fino a raggiungere Testaccio e la zona ex industriale di Ostiense. Andando avanti si arriva quasi fino al mare. Le foto che posto sono state scattate esattamente un anno fa, ma il fiume è lo stesso e lo scorrere del tempo non si vede.

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