Bum BUM bUM Buon 2008!

GORAN BREGOVIC

Kalasnjikov


Cigani! Juris!!!

Boom, boom, boom, boom, boom................. kutz, kutz ehy ja

Boom, boom, boom, boom, boomKana hi naj kutz, kutz ehy ja

Devla, .....................

Devla, ....................

Devla, mi dzav te mange an(do) for?

Jek bar? kalashnikovKalashnikovKalashnikovKalashnikov, kalashnikov

Eeeeeeh...

Boom, boom, boom, boom, boom.................................................

Dalakovac, Markovac, Mala Krsna, Lajkovac,Caje, suje, ajde, hopaaaaa

Collage d'estate

Foto e Collage di Neve*

Golfo di Orosei, Sardegna luglio 2007, la mia Sardegna, quella che conosco e amo di più, dove i colori del Gennargentu si inabbissano nel blu del Tirreno.
La terra dei miei padri, un po' del mio sangue.


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La prima volta in Giappone, Kyoto.



Primo viaggio in Giappone. Estate. Parto sola, faccio un "viaggio studio", la scusa più bella per conoscere persone, luoghi ad una cifra accettabile.
In fatto di vacanza, non c'è niente da fare, il viaggio studio è insuperabile. E non fa niente se la scuola non è il massimo, se la famiglia non ti si fila, o se quando torni a casa anzichè inglese (per esempio) parli con un vago accento umbro perchè nella tua classe si è trasferita per l'estate l'intera 3c di Terni .
Le vacanze studio sono così, straordinarie opportunità di vita, pazienza il resto.
Io stavolta sono partita con le migliori intenzioni: niente è lasciato al caso, ho curato al particolare i miei 3 mesi in Giappone, per il primo intercontinentale mi sono arrovellata sulla scelta della città e poi, fondamentale per la riuscita del viaggio ho deciso che no, questa volta niente college, niente appartamento, no,questa volta si fa sul serio: si fa "homestay".
Sono eccitatissima, sto' viaggetto m'è costato una piccola fortuna, ma le premesse sono ottime: ho studiato tutto nei minimi dettagli, il volo con scalo a Londra, la scuola, la città.
Ho organizzato tutto tutto, persino l'ultima settimana di permanenza in Giappone, quando ho pensato di gironzolare per l'arcipelago, a sud fino a Hiroshima e a nord fino ad Hakodate in Hokkaido, con il Japan Rail Pass.
Sono convinta di avere avanti una grande estate.
Il viaggio è lungo, ma non sto nella pelle e persino la piatta e acquitrinosa Siberia che vedo dal finestrino, mi sembra interessante. Il volo, British Airways, è carico di giapponesi felici di tornare a casa, l'euro non esiste ancora e lo yen va forte.
Dodici ore sono lunghe da passare, ma conversare con una simpatica coppia mi aiuta a passare il tempo. Ci siamo, abbiamo piegato sulla penisola della Kamchatchka (si scriverà così?), siamo sopra il mar del Giappone, e tra poco atterreremo. Il tempo di riempire i moduli della dogana, stiracchiarsi un po' e iniziamo la discesa verso l'aeroporto intercontinentale di Osaka, l'aeroporto sull'acqua, l'aeroporto firmato da Renzo Piano.  Attero su un pezzetto d'Italia.
Sono fresca come una camicia di lino indossata, ma prontissima, carica e super positiva. Tutto andrà bene.
Formalità doganali ok, da lontano occhieggia il nastro della riconsegna bagagli già in movimento. Escono i primi bagagli. Che fenomeni 'sti giapponesi, che organizzazione, che precisione. Che dici, faccio in tempo ad andare in bagno? Giusto una rinfrescata, faccio subito tanto sto' leggera, con me ho solo lo zainetto con dentro due tubi di baci perugina da regalare alla mia famiglia. Torno subito.
Orrore. Il nastro sta sputando fuori tutti i bagagli tranne il mio. Non scherziamo, che ho solo quel valigione con tutto, ma proprio tutto dentro. Nell'attesa nervosa io e i baci perugina abbiamo un crollo. Loro per il caldo io per la disperazione. Mentre i minuti passano prego che il nastro non si fermi, mentre il sudore si ghiaccia sul mio viso insieme a tutti quei sorrisi che fino a poco prima dispensavo fiduciosa al mondo intero....
Rumore. Preghiere inutili, il nastro si ferma. E' la fine.
Completamente sola e senza una mutandina di ricambio a 12000 km da casa! E adesso che faccio se il bagaglio non arriva? Come sopravvivo in un paese dove la taglia più grande di reggiseno e la 2 coppa c? No, io non ci penso proprio a tornarmene a casa. La mia estate va in pezzi, così i miei sogni e pure tutto il rimmel sciolto come i cioccolatini perugina.
Calmiamoci, non tutto è perduto, una cosa la possiamo fare: la denuncia. Azz.. ma il mio giapponese non brilla proprio, dopotutto non ero venuta fino qui per impararlo? Non sto in me, ho detto che parlo poco giapponese e l'inglese dell'impiegato non ve lo sto a dire..


Ma mi aiutano in tanti, la coppia con la quale ho attraversato le lande siberiane, ma soprattutto due perfette sconosciute che assistito a tutto il mio psicodramma preoccupate si avvicinano, e con un dolcissimo sorriso si scusano con me del pessimo benvenuto che il loro paese mi sta riservando, quindi, per rimediare e confortarmi un po' mi fanno dono di ben ventimila yen per le prime spese!
In che paese sono mai capitata, mi chiedo . 
Nel posto giusto, mi sono risposta, perciò rincuorata ho iniziato la mia  estate, che è stata un fuoco d'artificio. 

Giappone, nel mio cuore


Le mie volte in Giappone:

Luglio-settembre 1997, Kyoto
Dicembre 2000- marzo 2001 Tokyo
Marzo-aprile 2002 Tokyo
Luglio-agosto 2005 Nagano
Novembre 2006 due settimane a zonzo
Marzo 2007 e ottobre 2007 ancora Tokyo, pochi giorni, solo il tempo di vedere i fiori di ciliegio cadere e le foglie arrossire.
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Autunno giapponese, qualche foto


A Natale tradizione sardo-romana



Da mamma si segue la tradizione e questo il pranzo del 25 di dicembre:
Niente antipasto, si comincia con una bella tradizionale stracciatella, quella fatta con brodo di gallina, uovo e tanto, ma tanto parmigiano.
Seguono cannelloni al forno al sugo con besciamella, fatta in casa. Il ripieno dei cannelloni è una contaminazione di cucina sardo-romana. Il ripieno, vegetariano, è fatto con
mozzarella inacidita, girata con un pizzico di sale, farina e amalgamata con bieda. Questo è il ripieno che mia nonna ha sempre usato per gli agnolotti o ravioli, da quando nel 1935 lasciò assieme a mio nonno Dorgali e la Sardegna in cerca di giorni migliori sul continente. Mamma usa questo ripieno sia per gli agnolotti che per i cannelloni. Da qui la contaminazione.
Per secondo, immancabile e buono da urlo il re della tavola il romanissimo abbacchio al forno, accompagnato da pisellini in umido e puntarelle con alici. Per finire un po' di panpepato, seadas con miele, mirto e passito.
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Menu delle Feste

Quest'anno ho avuto una splendida idea : invitare gente a cena la sera del 24! Non sono granchè abituata a cucinare per molte persone, quindi ho pensato che sarebbe stata una buona idea avvantaggiarmi mettendomi in cucina alle quattro del pomeriggio, per poi avere un po' di tempo a ridosso della cena per rilassarmi. So' stata 4 ore in cucina. Però che risultato. Avrei voluto fotografare le mie succulente pietanze, ma al momento del bisogno la macchinetta è sparita, quindi le foto che ho postato sono solo quelle della tavola imbandita per la festa e dove fa bella mostra di se un buonissimo bianco sardo, il Cala Luna, della cantina sociale di Dorgali, che abbiamo bevuto in allegria.
Il menu che ho pensato e cucinato non è particolarmente tradizionale, ho però rispettato la regola che obbliga per la vigilia di mangiare MAGRO.
Prima di tutto : Polpettine di cavolfiore
Come primo piatto: Orecchiette con cime di rapa, cozze e telline
Come secondo piatto: Orate al forno con patate
Dolce: Crema di Yogurth bianco con frutti di bosco e scaglie di cioccolato fondente.

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Buone Feste!!!!


Oggi 23 dicembre, mentre Roma corre impazzita da un posto all'altro, trovo il tempo, ma soprattutto la voglia di fare l'albero di Natale.
Mi è sempre piaciuto questo simbolo di abbondanza e properità, di ricchezza e naturale allegria.
L'albero, che secondo me può essere di qualunque materiale, non deve essere piccolo. Alla larga dai quei cosi rinseccoliti messi sui televisori, piccoli e storti.
Mi spiegate a cosa servono quei poco più che bonsai che così spesso si vedono in giro? Ti dicono che è il simbolo che conta. Palle. A parte che il micro albero è di una tristezza infinita, ma poi se simbolo beneaugurante deve essere, se ricchezza deve portare, allora esagerare no, ma almeno abbondare.
Bandite quei rametti secchi da sopra le scrivanie , prendete un bell'alberone e scatenate la fantasia.
L'albero di Natale augura ricchezza, frutti maturi, è la preghiera affinchè la primavera sia ricca di doni, che dopo il freddo inverno segua la gioia del calore. Quindi, un bell'albero, oltre che grande (il mio sogno sarebbe averne uno alto fino al soffitto), e stracarico di tutto quello che vi piace, deve brillare, anzi abbagliare.
Il massimo poi sarebbe quello di metterlo vicino alla finestra, così da mostrarlo a tutti così da permettere a tutti di goderne la vista e alleggerire lo spirito.
Il mio passatempo preferito in questo periodo è stare col naso in su a cercare dietro le finestre accese, tra le tende il luccicore degli alberi di Natale.
Ma ahivoglia a guardare. Sono poche le finestre che hanno un albero da offrire.
Ogni tanto però ci si imbatte nella generosità degli alberi sui balconi. Che belli che sono, ingioiellati da collane di palle colorate grosse e sfaccettate. Si accendono e spengono solitari e ganzi sui balconi di Roma.

Resoconto terzo Mercatino giapponese di Roma


Si è svolto domenica 16 dicembre il terzo appuntamento del mercatino giapponese di Roma. Questa volta è stato fatto al circolo degli artisti in via Casilina Vecchia.
Io avevo un banchetto stra-figo, per chi se ne intende, pieno di superfortunati Manekineko che sono andati via come l'acqua (foto) e di oggettistica della più varia, tutta presa in Giappone.
Il mercatino ha aperto alle 11 ed è andato avanti fino a sera inoltrata e io seppur infreddolita mi sono divertita parecchio.

Che Chanbara!

Ogni tanto si prendono delle "sole".
Ieri sera ne ho presa una. All' Auditorium di Santa Cecilia davano lo spettacolo giapponese Chanbara, tamburi e spada. L'accostamento dei tamburi e delle spade mi pareva strano, ma a Roma le occasioni di assistere a spettacoli giapponesi è così limitata che non si va tanto per il sottile.
Altra anomalia, lo spettacolo iniziava alle 20.30, piuttosto presto per le nostre abitudini.
Arrivati all'Auditorium, dopo una ricerca spasmodica del parcheggio la settimana prima di Natale, ci siamo accomodati in galleria (euro 20) e un'altra anomalia mi si è presentata: la comunità giapponese era pressochè assente, cosa piuttosto strana vista la penuria di appuntamenti nipponici nella capitale e tra il pubblico c'era il pieno di adolescenti.
Sempre più sospettosa mi sono messa a leggere la locandina, e per scrupolo ho dato un'occhiata al nome degli artisti, tanto per accertarmi che fossero veramente giapponesi. Lo erano quindi, mi sono tranquillizzata e ho deciso di dar credito a chi aveva organizzato l'evento (Romaeuropa Festival) e al fatto che avevano fatto addirittura due serate.
Quando però si è fatto buio in sala e è iniziato lo spettacolo, prima ho riso per dieci minuti e poi me so' proprio avvilita.
Sicuramente non capisco nulla di arti marziali, ma quello che ho visto era a metà tra un film di Bruce Lee e i film di Godzilla (quelli con gli attori mascherati e il pupazzone di gomma che con le zampate buttava giù i grattacieli di Tokyo) che davano sulle private negli anni ottanta.
Boh, m'è sembrato uno spettacolo senza senso, accompagnato da effetti sonori da guerre stellari e fumi da disco music. Quelli che maneggiavano la spada erano tutti molto bravi, degli acrobati direi, ma sinceramente lo spettacolo non m'è piaciuto. Di tutto quello che ho visto salvo solo gli assolo di taiko suonati per una decina di minuti alla fine del primo tempo. Basta.
Chanbara è stato una caricatura, uno spettacolo ad uso e consumo degli occidentali, una cosa proprio brutt, direi.
Alla fine del primo tempo, ci hanno invitato ad alzarci ed uscire dalla sala per permettere il cambio scena, io a quel punto non avendo più dubbi e tormentata da crampi di fame, ne ho approfittato e me ne sono andata.

Notorius, l'amante perduta

Secondo me il più bel film di Hitchock.
Ascoltate questo canzone presa da Youtube, guardate il video e sognate.

Terza edizione Mercatino Giapponese di Roma


Occasione ghiotta per chi è a corto di idee in vista del prossimo Natale.
Domenica 16 dicembre si terrà a Roma in via Casilina vecchia, al Circolo degli Artisti, la terza edizione del Japanese Free market. Due sale espositive e anche lo spazio esterno ospiteranno banchetti pieni di Giappone. Dalle 11 di mattina fino a sera (una sala chiuderà invece alle 18).
Appuntamento da non mancare. Ci sarò anch'io con un banchetto "chic and cheap" :) Ingresso gratuito. Se volete assaggiare il sushi, affrettatevi, finisce in un battibaleno.
P.s: Al mio banchetto troverete oggetti introvabbbbili e che ve lo dico a fa' bellissimi.

Norimberga: salsicce e gluhwein

Foto di Neve*
E' tempo di castagne e vin brulè. Il primo fine settimana di dicembre si inaugurano in Germania gli ormai famosi Mercatini di Natale. Un modo per farsi un giro, rimpizzarsi di schifitezze ad alto contenuto di trigliceridi con un minimo di senso di colpa (fa freddo ...).
Quest'anno destinazione Norimberga, seconda città della Baviera, nella regione della Franconia.
Foto di Neve*
Foto di Neve*
Volo diretto Air Berlin, low cost tedesca con servizio da compagnia di bandiera. Tempo di volo 1 e 20 min in andata, 1 e 10 al ritorno. Pernotto Ibis Nurnberg centrum, due stelle catena Accor, 95 euro la doppia senza colazione. Un'esagerazione lo so, normalmente con gli ibis te la cavi con 60 euro, ma dicembre a Norimberga, che sembra abbia il mercato di natale più grande di tutta la Germania (boh?),è proprio alta stagione.
Tempo variabile temperatura sopportabile. Sabato pioggia.

Impressioni: Norimberga, come quasi tutte le città tedesche è stata rasa al suolo dai bombardamenti alleati ma ricostruita identica a prima. Solo che lo sai e non ti fa lo stesso effetto. E' circondata da una possente cinta di mura ed è dominata dal Kaiserburg, la fortezza del sedicesimo secolo, che si visita solo con guida, ma in lingua tedesca. Non parlo tedesco, mi sono accontentata del panorama e del vento che soffiava (freddddo).

Da vedere ci sarebbe anche la casa di del pittore Durer, qualche bella chiesa come San Lorenzo, e ricordi del terzo Reich, come la corte del processo ai gerarchi nazisti.

Escursioni da Norimberga: Bamberga, cittadina patrimonio Unesco,  ben conservata e piena di edifici barocchi. Raggiungibile da Norimberga in 45 minuti di treno, dalla stazione centrale.

Mercatino: ho letto che è il più grande di tutta la Germania, ma non mi è sembrato. Occupa la piazza principale della città, la Hauptplatz e pullula di stands. Io, che sono interessata soprattutto a quelli gastronomici ho notato con disappunto poca, pochissima varietà rispetto ad altri mercati visitati (Francoforte, Treviri, Stoccarda, Rothenburg ober Tauer). La specialità di Norimberga sono i salcicciotti bianchi, perciò se ne trovavano in tutte le salse, anche a metro, mentre c'era ben poco del resto. Per i dolci ci si poteva sbizzarrire di più, waffeln semplici o articolati (panna, nutella, fragole), frutta ricoperta da uno strato di cioccolata, fruchtebrote (pane dolce alla frutta).

Su tutto l'immancabile Gluhwein, vino rosso caldo e speziato da sorseggiare passeggiando.

Novembre Tropicalista


Sabato 17 novembre, all'Auditorium di Roma cantava Gal Costa. Sono stata avvolta dalla calda e suadente voce di Gal, mentre quasi tutto il pubblico intonava a memoria la bossa nova di questa splendida interprete brasiliana. Avrei voluto parlare il portoghese per poter cantare con loro. E' stata una serata dolcemente tropicalista. Da Youtube ecco "Wave" di Tom Jobin, da cantare insieme

Vou te contar, os olhos já não podem ver
Coisas que só o coração pode entender
Fundamental é mesmo o amor
É impossível ser feliz sozinho

O resto é mar, e tudo que eu não sei contar
São coisas lindas que eu tenho pra te dar
Vem de mansinho a brisa e me diz
É impossível ser feliz sozinho

Da primeira vez era a cidade Da segunda o cais(?), a eternidade
Agora eu já sei, da onda que se ergueu no mar
E das estrelas que esquecemos de contar
O amor se deixa surpreender
Enquanto a noite vem nos envolver

***L'oro di Araki***

Oggi, per caso sfogliando il giornale mi sono accorta che a Roma c'è la mostra fotografica di uno dei più noti fotografi contemporanei giapponesi : Araki Nobuyoshi.
Si tiene nel palazzo Fontana di Trevi, ingresso di Via Poli, 54.
E' stata organizzata dall'Istituto Nazionale per la Grafica, con il patrocinio dell'Istituto Giapponese di Cultura ed inaugurata ieri 23 novembre da Araki san in persona. Finirà il 24 febbraio 2008. L'ingresso è gratuito.
Sono andata, e nel palazzo che si affaccia su Fontana di Trevi (vale la visita anche solo la sede) mi sono ritrovata di nuovo a Tokyo.
La maggioranza delle foto sono in bianco e nero. Le più belle, oltre quelle della sezione ritratti (piena di attori e celebrità varie), mi sono sembrate quelle della sezione "Tokyo diary", foto scattate a Ginza tra gli anni 50 e 60 e che ritraggono una città in pieno boom economico, popolata da facce che camminano spaesate, come se ancora si muovessero tra le macerie di un paese in guerra. Le ho trovate bellissime.
L'altra grande parte della mostra è dedicata a donne, molte sicuramente più di semplici modelle, ritratte in intimità.
Araki sembra amare molto il bondage e le sue composizioni più erotiche mostrano donne in bellissimi kimono legate e appese su tatami e bicchierini di sake. Moltissime sono le foto che sembrano uscite dai fumetti.
Le donne di Araki, non sempre belle e giovani, sono sempre invece sensuali e naturali, un po'meno le lucertole e i godzilla che le accompagnano.
Completano la mostra una sezione polaroid (di cui è tappezzata una parete)e una sala con un televisore che mostra il fotografo a far foto in giro per la sua Tokyo.

orario: martedì - venerdì 12.00 - 19.00, sabato e domenica 10.00 - 19.00
.

Mistero Giappone

E' in edicola un numero speciale di "Limes", rivista di geopolitica di approfondimento. Per la serie quaderni speciali è uscito un numero (che costa 10 euro) che in 200 pagine ci apre a quell'altro mondo che è il Giappone.

Ci sono più di 20 articoli firmati soprattutto da autori giapponesi (tutti tradotti dall'originale), tra cui giornalisti, politici, esperti di relazioni internazionali ma anche fumettisti che affrontano i più diversi temi.

La rivista è divista in tre sezioni: la prima inquadra il Giappone nel nuovo ordine mondiale dopo la fine della guerra fredda e in epoca di globalizzazione, con attenzione alle ferite ancora aperte della seconda guerra mondiale (Okinawa, dispute territoriali con i paesi vicini). La seconda parte è dedicata ad alcuni aspetti culturali e sociologici del sistema giapponese (manga, calligrafia, mafia), la terza infine affronta alcuni possibili scenari di relazioni internazionali, in particolare con la Cina, l'Italia e la Corea.

Gli argomenti sono molto interessanti sia per chi ha solo delle curiosità su questo paese, sia per chi ha degli interessi di tipo accademico.
Non è facile infatti trovare in lingua italiana una tale concentrazione di articoli sul Giappone contemporaneo. "Limes" con questo numero ha il pregio di puntare una lente di ingrandimento su questo strano "pianeta".

Tra i molti articoli, ne segnalo un paio, uno sulla Yakuza, purtroppo troppo breve, l'altro sui brasiliani di origine giapponese o i giapponesi di origine brasiliana che dopo 50-70-90 anni compiono l' agognato viaggio di ritorno in Giappone che i loro nonni o bisnonni hanno sempre sognato di fare. Con un'amara sorpresa però: la terra dei padri partiti in cerca di fortuna non è più la terra dei figli, e i giapponesi di origine brasiliana sono e si sentono stranieri in un Giappone di cui non capiscono ne' la lingua ne' il sistema sociale.
Il tema dell'emigrazione dal Giappone e in Giappone è estremamente interessante per capire un po' di più questa cultura , la considerazione che ha di se stessa e il suo modo tutto particolare di relazionarsi con le altre. Buona lettura.




Neko-chan

Il gatto beneaugurante che porta soldi, fortuna, clienti, amici....

In Giappone i gatti godono di una certa reputazione.
Sotto, nella foto un gatto all'ingresso di un ristorante punta il noren della cucina , foto sopra un banchetto intero dedicato a sua maestà Manekineko, il gatto portafortuna, lungo la Nakamise dori, la via che porta dritta al Tempio Sensojii, il maggiore di Asakusa, dedicato alla divinità buddista Kannon, una tappa obbligata della capitale.
Come miagolano i gatti in giappone? Nia-Nia

Rome Japanese Freemarket- Mercatino Giapponese a Roma

In primo piano un tenugui, da noi chiamasi "canovaccio", sul tavolino magneti vari, ciondoli per telefonini, maneki e maialini salvadanaio, scatole washi, bacchette e cianfrusaglie varie.

Si è svolta il 28 ottobre scorso, la seconda edizione del Mercatino giapponese, in via Assisi 33, zona stazione Tuscolana. E' stato divertente e piuttosto affollato. E' forse la prima volta a Roma che viene organizzato un mercatino di cose nuove e usate provenienti dal Giappone o che si ispirano ad esso.
In realtà esisteva già una giornata simile promossa ogni anno dalla scuola giapponese di Roma, in zona Casetta Mattei, ma non direi si tratti proprio di un mercatino giapponese, piuttosto di un mercato fatto da giapponesi che vendono, soprattutto cibo e materiale vario di provenienza mista.

Il mercatino di via Assisi, ha visto riuniti privati e non, che vendevano soprattutto oggettistica proveniente dal Sollevante. Un vero successo di pubblico. I banchetti distribuiti su due piani, vendevano, tranne alcune eccezioni, tantissime cose giapponesi, cose sfiziose come manga, cibo (che come da tradizione è finito in un batter d'occhio), dvd e libri, noren, geta, hello kitty, magneti, tenugui, strap per telefonini, scatole washi, manekineko. Insomma una vera goduria per chi ama il Giappone nelle sue infinite espressioni.
La manifestazione, durata una domenica di sole, è stata invasa da una folla curiosa e affamata dalla voglia di portarsi a casa un pezzetto di estremo oriente. Direi che il successo è stato tale da spingere gli organizzatori (che gestiscono il negozio Sakurashu) ad un nuovo appuntamento, magari in prossimità delle feste natalizie, forse in uno spazio più grande e diversamente distribuito, così da permettere una migliore agibilità per espositori e visitatori.
Le foto le ho scattate in quella occasione, e sono del banchetto più bello, il mio.
In primo piano, tote bag kittychan, kairo gli scaldini per l'inverno, sali da bagno, libri sul giappone e il giapponese

Nishi Shinjuku Hotel MyStays

Il nishi shijuku htl a Tokyo, la mia stanza è quella al penultimo piano, terza da sinistra.

L'albergo, è il "business hoteru" nel quale ho soggiornato diverse volte, nei miei ultimi soggiorni a Tokyo.
Tokyo offre un' enorme possibilità per dormire: dall'ostello al ryokan, dal "capsule" hotel al 5 stelle lusso. Ce n'è per tutti e per tutte le tasche. Diversamente da quello che si crede, dormire a Tokyo non è caro. Un altro mito da sfatare. Dormire a Roma costa molto di più. Se ci si accontenta si può spendere anche 20 euro a notte. Certo si tratta di sistemazioni spartane, come nei capsule hotel o  di dividere il bagno.
Come illustrato in questo post il prezzo degli alberghi a Tokyo varia in base alla posizione. I quartieri di Shinjuku, Shibuya, Aoyama, Ginza, Marunouchi offrono soluzioni più care perchè più centrali e comode.
Navigando nella rete alla ricerca di una sistemazione a Shinjuku, mi sono imbattuta in questo albergo che secondo me per rapporto qualità prezzo è imbattibile, il migliore provato fino ad ora (sempre in zona ho provato lo Shirakawago hotel e il Kadoya hotel).
Il Nishi Shinjuku Hotel MyStays,  si trova a 5 minuti scarsi da Shinjuku ovest, uscita "central west exit", nel cuore pulsante della metropoli.
Il palazzotto color solito grigio topo che lo ospita,  ha il pregio di avere le finestre che si aprono, e di non essere addossato a nessun altro palazzo (come mi è capitato altrove).
Le stanze sono nella media, cioè terribilmente piccole, ed obbligano a contorsioni se si viaggia con due valigie. A parte questo il letto è comodo, le stanze sono moderne e dotate dei normali comforts: tv, telefono, bagno (piccolo ma completo e soprattutto vero, non del genere unit), bollitore dell'acqua, frigo, phon.
In più il Nishi offre pantofole, yukata, spazzolino e dentifricio, rasoio e pettine. Nella hall c'è un computer a disposizione che costa 100 yen per 10 minuti. La reception è gentile ma il livello d'inglese come nella media in Giappone è scarso.
Nei business hotel si usa pagare quando si arriva e non quando si parte e il prezzo varia a seconda dei giorni, in genere è più alto nei fine settimana. Quanto costa? Varia tra gli 8000 e i 15000 yen a notte la doppia, colazione esclusa.
Inutile sottolineare che siete ad un passo da tutto: "combini", ristoranti, negozi, 1 minuto dalla stazione di Seibu Shinjuku, 5 da Shinjuku ovest e dalla fermata del Limousine Bus per l'aeroporto di Narita. IL Nishi Shinjuku Hotel si trova proprio di fronte ad un parco, così lo chiamano qui un giardinetto circondato da una manciata d'alberi, ma a Tokyo il verde urbano è cosa rara e assai preziosa, che non sto a sottolineare....
Un suggerimento per chi voglia prenotare qui. Per due persone è preferibile prenotare la twin (due letti) anzichè la doppia visto che questa ha il letto ad una piazza e mezzo ed inoltre chiedete sempre una stanza che si affacci sul parco (visto che l'altra parte si affaccia su un cimitero, cosa che a qualcuno può risultare indigesta).
Buon Soggiorno a Tokyo.

Goma dango, bbbbuoni

Goma dango , uno 110 yen

Una gita a Yokohama distante mezz'ora da Tokyo. In teoria un'altra città, in pratica distinguibile da Tokyo solo grazie ai cartelli nelle stazioni.
Yokohama è una città di mare, anche se il mare è sempre un po' ingabbiato. E' un grande porto e possiede la più grande China Town del Giappone.
Se decidete di passarci qualche ora, non mancate di assaggiare nel quartiere cinese i goma dango, pallette di mochi (pasta gommosa di riso) ripiene e ricoperte di sesamo rese croccanti dalla frittura in olio bollente. Squisiti!

Tokyo, Limousine and metro pass: un modo per risparmiare


Limousine bus, Narita-stazione di Shinjuku ovest, on the road in "guanti bianchi"


Di nuovo a Tokyo. Per qualche giorno solamente.

Ogni volta che si arriva in un altro paese, il primo spostamento è uno scoglio da superare. Narita, l'aeroporto intercontinentale di Tokyo è piuttosto lontano dal centro, 60 km circa. Bisogna decidere come arrivare,in quanto tempo e soprattutto quanto spendere.

Tokyo offre più modi per arrivare in centro. La scelta dipende molto dalla destinazione. I mezzi più convenienti e comodi sono il NEX (treno Narita Express) e il Limousine Bus.

Il prezzo del biglietto è simile, circa 20 euro, la percorrenza per il centro la stessa, la scelta è questione di preferenza e praticità.

Dopo undici ore di volo e un jet lag da smaltire, l'idea di cercare la stazione e comprare il biglietto non mi piace.

Il limo-bus invece ha la biglietteria proprio di fronte la riconsegna bagagli (impossibile non vederla) e la fermata di fronte, ma proprio di fronte l'uscita del terminal. Percorrenza media 80 minuti, che spesso sono un'occasione per dormire.

Il limo-bus è sicuramente il mezzo che preferisco per arrivare a Tokyo.

In più da qualche tempo prendere questo autobus arancione conviene di più.

Al prezzo di 3100 yen , quindi con 100 yen in più, si ottiene anche un biglietto giornaliero, valido su tutte le linee del network di "tokyo metro". Il freepass in questione acquistato da solo costerebbe circa 700 yen. Invece acquistandolo in coppia con il biglietto da Narita vi costa solo 100 yen e siete liberi di usarlo quando volete.

Muoversi a Tokyo può essere un bel problema, perciò avere un biglietto giornaliero è sicuramente un modo per evitarne un po'. Bisogna fare un po' di attenzione alle linee che si usano, essendo Tokyo, la città al mondo piena di metro e ferrovie.

La cosa principale da sapere è che a Tokyo le linee ferroviare e metro non sono gestite dalla stessa azienda, e per noi abituati alle municipalizzate può essere complicato da capire.

La Jr, oltre a gestire le ferrovie,a Tokyo possiede la linea Yamanote (quella che circoscrive il cosidetto centro città) e la linea Chuo, ad esempio. Poi esistono le linee della Tokyo metro, poi ci sono linee gestite da altri privati ancora, come la linea Odakyu, la Keio, ecc...

Piuttosto complicato e anche snervante da comprendere. Il mio suggerimento è quello quindi di scegliere DI utilizzare un'azienda o l'altra e acquistare i biglietti giornalieri di conseguenza.

Per chi non ci vuole pensare troppo esiste anche un biglietto giornaliero buono per tutto, che costa circa 1500 yen.

Qui di seguito un link utilissimo per avere una panoramica su tutti i tipi biglietti giornalieri e cumulativi disponibili: www.jnto.go.jp/eng/arrange/attractions/practical/tonai_ticket.html




Fine settimana a Bruxelles-Brussels

Ho passato il fine settimana a Bruxelles.  Non l'avevo mai considerata una meta per il miei mordiefuggi europei, ma c'era alta pressione su tutta Europa e ho approfittato per due giorni 1 notte nella capitale del Belgio.



Paese strano il Belgio, con l'anima divisa in due, metà vallona e metà fiamminga. Questa curiosa miscela non si amalgama a Bruxelles-Brussel ma si sovrappone e convive in questa città simbolo della comunità europea. Due popoli, due lingue, una latina, l'altra germanica si incontrano e si scontrano a Bru. Il risultato è curioso. Il bilinguismo regna ovunque, dai nomi delle strade agli annunci sui treni. Ho avuto l'impressione di girare in una città cosmopolita, ma dove l'identità è un fattore importante e dove si cerca di ammorbidire l'antica ruggine con uno sforzo burocratico imponente.



Sono arrivata con un volo Alitalia il sabato pomeriggio, il tempo di posare il borsone e mi sono tuffata nella vita notturna di Bru. Serata fantastica, temperatura da ottobre romano, un tantino più fresco, forse.
Visto che una delle cose famose a Bru è la birra sono andata al famoso Delirium caffè, dove sembra che servano più di 2000 etichette!!! Il locale mi sembra popolato da tanti turisti e da teenagers locali.



Dopo un'ottima trappista e una cherry beer (strana birra aromatizzata alla ciliegia, altra specialità locale) avevo fame e quindi sono partita alla ricerca di un posto, magari una brasserie di quelle fumose dove si potesse mangiare. Le vie che partono dalla Grande Place o Grot Markt pullulano di ogni genere di ristorante. La temperatura permetteva di mangiare all'aperto, cosa rara da queste parti ad ottobre, così passando su strade invase da tavoli straripanti ho visto persone che si affannavano su pile fumanti di moules et frites (le tanto famose cozze e patate fritte), grigliate di pesce e di crostacei e coloratissime Paellas. No non credo che la paella sia un piatto locale, ma tant'è .....


Deciso di assaggiare la specialità locale "moules et frites" Con una porzione ci si mangia tranquillamente in due, le cozze sono cotte in guazzetto con tanta cipolla e pepe. Le patate fritte sono patate fritte, forse rispetto alle nostre più grosse e spesse. I belgi sono molto orgogliosi di queste patate. Mi chiedevo perchè allora nel mondo le patate fritte si chiamano "FRENCH FRIES" ? 



Comunque mi sono gustata le moules anche se poi l'indomani mattina sono stata sorpresa da spiacevoli effetti collaterali, e le farmacie aperte, un po' come a Roma d'agosto, non si trovano molto facilmente.
Nonostante l'inconveniente la domenica mattina, altra giornata splendida, ho visitato il museo del Fumetto, perchè il Belgio ha dato i natali a grossi fumettisti, uno per tutti HERGE, l'autore di Tintin, che non è francese, bensì belga. Il museo è molto carino, ospita una biblioteca, una caffetteria e un fornitissimo negozio.



Avrei speso un sacco di soldi e bevuto e mangiato waffles e cioccolata calda, ma visto le mie precarie condizioni mi sono dovuta accontentare di un te con moooolto limone.
Prima di tornare verso l'aeroporto, dove avrei ripreso il volo alle18, mi sono concessa un ultimo giro in centro, ho dato un'altra sbirciatina alla magnifica Grande Place e mi sono rifornita in uno dei centinaia di negozi di cioccolata di qualche pralina ripiena (altra specialità belga). Finalmente ho scoperto da dove viene il cioccolato Godiva!




Alphaville - Big In Japan


Winters cityside
Crystal bits of snowflakes all around my head and in the wind
I had no illusions
That Id ever find a glimps of summers heatwaves in your eyes
You did what you did to me, now its history I see
Heres my comeback on the road again
Things will happen while they can
I will wait here for my man tonight, its easy when your big in japan

When your big in japan, tonight
Big in japan, be tight, big in japan where the eastern seas so blue
Big in japan, alright, pay, then Ill sleep by your side
Things are easy when youre big in japan, when youre big in japan

Neon on my naked skin
Passing silhouettes of strange illuminated mannequins
Shall I stay here at the zoo
Or shall I go and change my point of view for other ugly scenes
You did what you did to me, now its history I see...
Things will happen while they can
I will wait here for my man tonight, its easy when youre big in japan

Viva il pizzocchero!



I pizzoccheri sono veramente buoni!
Li conoscevo solo di nome. Finalmente li ho assaggiati nella loro patria, tra le Alpi della Valtellina.
I pizzoccheri, tagliatelle irregolari di grano saraceno,  conditi con verza, patate e un misto di formaggi, e serviti in un piatto ben caldo per evitare che il formaggio si raffreddi e indurisca.
Squisitisssimi, buoni, buonissimi....
Mangiati secondo la ricetta tradizionale in un ristorante storico della Valtellina,
l'hotel Combolo di Teglio.

July 07.... Cala Gabbiani, Golfo di Orosei

L'ultima foto fatta con la mia macchinetta Fuji. 
Così è l'acqua da queste parti....

Foto di Neve*

July 07.... my fav place

Foto di Neve*

Tra la il rio Osala e la spiaggia di Su petrosu il mio posto preferito

Dorgali 07....Caletta di Osalla

Foto di Neve*
Caletta di Osalla, sotto il nuraghe Gulunie,  il buon rifugio.


Dorgali 07....Rio Osalla
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apestrana



July 07...Orosei


Orosei. La chiesa della piazza principale del paese, tutta bianca, scenografica con questa serie di cupole e arrampicata su una gradinata. La trovo un po' spagnola, nel suo insieme.


Orosei, sorge a pochi km dal mare, in una posizione ai margini della regione chiamata Baronia, ai confini con la Barbagia. A due km dal paese il Gennargentu entra letteralmente in acqua, ed iniziano le falesie del Golfo, giù fino a punta Goloritzè.


Orosei conserva uno dei più bei centri storici di tutta la Sardegna, o almeno di quella che conosco.>

La mia Sardegna


Sono stata in Sardegna. Sono approdata in un altro continente.
L'ho rivista, ancora una volta, come faccio da anni.
Sono tornata in Barbagia. Un luogo non solo fisico, dove la montagna grigia, verde e azzurra precipita con le sue falesie nel mare.


Considero questa parte di Sardegna, una speciale sintesi dell'isola.
Il suo carattere prepotente e ragioni legate al cuore mi obbligano a tornarci. E' da tempo che mi riprometto di venire in altri momenti e stagioni, per annusare meglio il vento e il mare, per camminare e conoscere il Supramonte, quest'universo parallelo, per assecondare il desiderio, quasi un bisogno ormai di possedere e di conoscere ogni angolo e punto della mia Sardegna.

E' per questo che ogni volta che torno, faccio del mio soggiorno un pellegrinaggio tra i luoghi che a nord appartengono alle dune e ai pini di Capo Comino, attraversano il Cedrino, le sue pianure colorate e gli stagni verdi, sorvolano le falesie a picco per fermarsi nelle cale assolate e affollate del golfo di Orosei, continuano a sud oltre Capo Monte Santu per approdare alle rocce infiammate di Arbatax.
Oltre il mare il mio pellegrinaggio percorre la strada più bella per me, l'Orientale Sarda, che oltrepassata Dorgali si affaccia sul paesaggio lunare del Supramonte di Oliena e Orgosolo, per spaccarsi in prossimità di Gorroppu, dove continua tra ginestre e ginepri contorti e asciutti fino al Golgo, sul supramonte di Baunei.
Mi piacerebbe percorrere gli sterrati che attraversano queste montagne d'argento, alla ricerca di testimonianze antiche, ma spesso il mio cammino si ferma davanti a cancelletti e a terreni delimitati da filo spinato. Allora mi accontento di qualche domus de janas in prossimità della strada, del Dolmen Mottorra vicino Dorgali e di quel luogo antico e unico, che si chiama tomba dei Giganti in località Serra Orrios, dove soprattutto all'imbrunire la forza della Sardegna non si può non ascoltare.

Chamonix :una caraffa d'acqua s'il vous plait!

In questo fine settimana in montagna, sul Monte Bianco, versante francese, ho avuto l'occasione di mangiare la famosa fonduta. In Alta Savoia i formaggi sono buoni e i ristoranti della zona ne offrono in quantità.
Da italiana in vacanza, come tanti italiani al ristorante, ho chiesto acqua minerale. VOI NON FATELO!!!! Purtroppo l'abitudine di bere acqua in bottiglia, è un vizio che fuori confine si paga carissimo.
Questa insana abitudine di bere solo acqua minerale, anche se l'acqua del rubinetto è buonissima (e per esempio a Roma lo è), non l'ho mai capita. Mi sono sempre chiesta perchè tante persone al supermercato si carichino come muli litri e litri d'acqua chiusa in bottigliacce di plastica , quando a casa basta aprire il rubinetto e di acqua ne esce di fresca,buona e pulita.
Non credo che ci sia un altro paese così ricco di acque minerali (ma so' proprio vere, ste acque?) come il nostro. E dove ci sia la dittatura del bere acqua solo in bottiglia. A casa io bevo acqua del rubinetto, al ristorante invece non si può, non si fa, se chiedi una brocca d'acqua ti guardano neanche avessi tre occhi. Quindi al ristorante si beve la minerale.
All'estero non cadeteci. In terra straniera normalmente si pasteggia a vino, o a birra. L'acqua è sempre in caraffa. Solo gli italiani chiedono la minerale. E poichè all'estero l'acqua minerale è considerata bibita alla stregua della coca e del vino, il prezzo che ha è salatissimo.
Dimenticandomi questa piccola ma essenziale regola (mai minerale all'estero, e possibilmente neanche in Italia) a Chamonix ho preso una bottiglia di Evian, che badate bene è acqua che sgorga dal Monte Bianco, cioè dalla montagna fuori il ristorante. L'ho pagata 7 EURO. Me tapina, sOB!

Massiccio del Monte Bianco : Blu ghiaccio

Non ho molta confidenza con la montagna. In queste foto vi presento il maestoso massiccio del Monte Bianco, sua maestà d'Europa, quattromila e rotti, anzi quasi cinquemila metri in altezza. Per chi è abituato come me, solo ai sette colli di Roma, alzare lo sguardo su questo gigante è a dir poco emozionante. Ancora più bello è assistere a questo spettacolo di rocce e ghiaccio che bucano le nuvole quando a Roma si superano i 35 gradi centigradi, come in questo fine settimana.
Lassù, sul quasi cocuzzolo, 3800 metri sul livello del mare, la temperatura è zerogradi!!!!!
Godetevi questi scatti di ghiacciai perenni, nuvole candide, neve vaporosa, guglie di pietra del monte più alto d'italia e d'europa, versante francese, scattate da memedesima. E rinfrescatevi un po'............................


....salendo sull'Aiguille du Midi vista sul Monte Bianco

...quasi in cima all'Aiguille

Il ghiacciaio di Bossons, monte Bianco

....il Dente del Gigante


Il ghiacciaio Mer de Glace


Panorama sulle Alpi dalla cima dell'Aiguille, 3800 metri

Questa bellissima arrampicata (meccanica, ovvio) fino ad Aiguille du Midi e poi fino a Punta Helbronner al confine con l'Italia la chiamano Panoramic, parte da Chamonix e costa la bellezza di euro 54 andata e ritorno , per carità li vale tutti, però.....